Archivio per Giugno 2008

ROMAFICTIONFEST!

Giugno 21, 2008

Sempre più agguerrito e ideativo lo staff del ROMAFICTIONFEST www.romafictionfest.it propone quest’anno una serie di eventi ed avvenimenti sul mondo della fiction. Il termine ingloba un po’ tutto dalla soap,alla miniserie, al film per la tv, alla microinterstiziale e come sempre il respiro sarà assolutamente internazionale. I palcoscenici quelli dell’ADRIANO di Piazza Cavour e dell’AUDITORIUM di Via della Conciliazione, il tutto dal 7 al 12 Luglio.

KS sta tentando di presentare un progetto nel corso dello Speed Date. Questa è, insieme al pitching, una caratteristica creativo formativa del Festival. Infatti l’appuntamento romano è pensato come un luogo di incontri tra autori, editori, produttori e pubblico. Il Pitching è un incontro tra autori e produttori con gli editor delle reti o dei network. Nello stesso i primi espongono l’idea in termini sintetici ma esaustivi dentro un tempo contingentato. Insomma esiste la possibilità di stringere accordi e presentare progetti.

Lo Speed Date è simile ma, diciamo così, riservato ad una fascia autoriale meno professionale e supportata da produzioni. Il livello richiesto però è alto proprio perchè alla base di tutto c’è la sintesi e la capacità dell’IdeaBase di suscitare e convogliare curiosità e interesse.

Per tutto l’aspetto burocratico rimandiamo al sito www.romafictionfest.it

L’anno scorso riuscimmo a vedere qualcosa nonostante Mi madre in quel momento stesse poco bene e Arnaldo il benzinaro (l’altro, il terzo e ultimo componente di Kinescrivere) ,sotto al condominio mio ,non potè partecipare a causa di una fastidiosa forma emorroidale. Insomma non è che giunsero granché novità e dobbiamo dire di essere stati un po’ delusi dalle proposte sia nazionali che internazionali, soprattutto quelle non americane.

KS si occupa di cinema e di testo e scrittura cinematografica e proprio per questo segue la Fiction con estrema attenzione. Le più importanti rivoluzioni del linguaggio audiovideo giungono da essa, da quella americana bisogna onestamente riconoscere, e parti di cinema obsolete tuttora replicano magari imbellettandole con qualche pleonastico movimento di macchina o con talune arditezze del copione.

Tutto il cinema poliziesco che vedete nasce da HILL STREET GIORNO E NOTTE mitica serie USA ambientata in una imprecisata città americana e scritta da quel grande autore di nome STEVEN BOCHCO ( su di lui presto KS scriverà un articolo ) e da MICHAEL KOZOLL, quello che sarebbe diventato famoso per RAMBO. Non solo il cinema poliziesco ma tutta la misè in scene che ha fatto la fortuna di una serie mitica come ER deve moltissimo alle intuizioni di HILL STREET (basta guardare l’utilizzo, e parliamo dei primi anni ottanta, del movimento di sfondo delle comparse).

Da HILL sino a serie arditissime cone NIP & TUCK dove l’esasperazione figurativo drammaturgica tocca quasi livelli di sperimentalismo il percorso della Fiction ha rizzollato il terreno del racconto per immagini molto più profondamente di quanto abbia fatto il cinema.

Ovviamente questa considerazione non riguarda l’Italia dove ci si è incamminati per sentieri strabattuti e dove si è saccheggiato a più non posso tra cronaca, pseudobiografie intrise di retoricuzza correct e patetica, marescialli, preti, vigili del fuoco e merceologia annessa e connessa. Miseria allo stato di emulsione insomma.

Comunque noi di KS seguiremo l’evento e ve ne parleremo. Mia madre c’ha un po’ di mal di gambe ma verrà e Arnaldo il benzinaro ha deciso di prendersi un tre quattro giorni di riposo. Per cui saremo tutti lì!

Ascirivicerci, a presto!

LA ROMACINEFESTA A GL RONDI! IL NUOVO CHE AVANZA!!

Giugno 19, 2008

Ecco che la nuova Administration romana ha preso la fatidica decision: non cassare, come Squitieri auspicava, la Festa del cinema di Roma ma affidarla a un volto nuovo: Gianluigi Rondi, altrimenti detto Il Settimo Sigillo. Questo perchè purtroppo Geoges Melìes è deceduto e Abel Gance invece pure (e nemmeno io mi sento troppo bene…). Il giovane critico ha affermato che darà più spazio al cinema italiano infatti tra gli eventi ci sarà l’ultimo film di Pietro Germi e alcune chicche del Genina. Sponsor dell’evento sarà il sepolcreto di Via Ostiense con il supporto della famosa Ditta Zega.

Noi che abbiamo assistito alle inutili e dannose due edizioni, buone solo per l’ingrasso di qualcuno, (è una nostra opinione ovviamente) possiamo affermare che mai un evento sì dispendioso fosse altrettanto privo di senso e di disturbo verso il solo festival che rappresenta il nostro paese (o quel che avanza, di nuovo e di vecchio…) quello di Venezia ovviamente.

Si vede che il carrozzone interessa qualcuno e dentro ci si può mettere un po’ di tutto, basta una sverniciata di tinta “culturale” che dentro nessuno ci mette il naso per sentirne il lezzo. Probabilmente anche i nuovi (o vecchi, bho?) administrators han fiutato la cosa (nasi finisssimi!)
Per cui la Festa a dieci milioni di euro in una città dove il lerciume di ogni tipo sta sommergendo cose e persone dentro una valanga escrementizia etica e materiale proseguirà con la motivazione che sarà “dicinemitagliano”.

Dice che lo vogliono legare a quell’evento stantio e condominiale che è il David di Donatello; praticamente una cosa dove a turno si premiano attori e autori che abitano tra il quartiere Prati e il Parioli. Unire questi due fallimenti è l’idea dell’amministrazione avallata, staremo a vedere, dal giovane critico e nuovo direttore dell’evento.

Che il cinema e la cultura in generale siano diventati una sorta di circolo del tennis è una realtà orribile, tra le tante, di questo non paese che ci si ostina a chiamare italia. Che le forze creative dal basso tendano a voler rassomigliare a questo modello è un altro dato spaventoso con il quale tocca fare i conti, e allora, che fare?

Personalmente non lo sappiamo. Assistiamo basiti al cambio della guardia dato in una pomposa conferenza stampa all’Auditorium in cui tutti, destre sinistre amici e nemici e amici degli amici e anche un po’ dei nemici, si sono scambiati complimenti e scuse e hanno giurato sulla bontà dell’evento più insignificante e inutile e così paradigmatico dei nostri disastrati tempi.

Tutti insieme alleramente han salvato cene e party e fiumiciattoli di denaro  e attriciume in sala d’aspetto…Noi di KS possiamo solo sperare nel disincanto di questa città, nella sua ormai radicata disillusione e autoironia e quindi in un progressivo diserto dell’evento.

Alla fine resterà solo Margerita Buy , e i conti del trattore (a spese della collettività ovviamente )

Viva l’Itlaia viva il cinema italiano. Viva il nuovo che avanza (ma nun ve preoccupate che co quelle ganasse nun avanza gnente!).

Ascirivicerci, alla prossima!

A PROPOSITO DI CINEMA INDIPENDENTE

Giugno 11, 2008

Costi zero o quasi zero, montaggi digitali, telecamere ad alta definizione a prezzi ridicoli, cellulari in grado di girare un film, insomma il sogno lumieristico del cinema oramai è alla portata di tutti, anzi così come ognuno può, e forse deve, farsi il suo blog, ora ognuno potrà girarsi un film. Si avvera nel cinema quella democrazia dell’espressione artistica che l’impalcatura tecnicistica del mezzo solo fino a pochi anni fa proibiva alla massa permettendo solo a pochi eletti il raggiungimento del mitico Eldorado: l’altra parte dello schermo.

Qui, nell’italico stivale, tutto ciò che viene filmato in digitale è chiamato cinema indipendente. Indipendente vorrebbe dire che non è agganciato al circuito produttivo distributivo televisivo che regola il “grande” mercato. Autoproduzioni, sottoscrizioni, partecipazione attiva del pubblico a progetti che verranno, novità anche nel concetto di consumo dell’oggetto film. Un panorama vivo con tanti concorsi, workshop, seminari, associazioni, insomma si direbbe che tutto vada per il meglio…

A noi di KS (cioè sarebbimo Arnaldo, il benzinaro sotto al condomigno mio, io , mia madre, casalinga settantenne con la quinta elementare che mi costrinse a maratone di cinema ungherese nella mia primissima adolescenza e che tutt’ora prima del primo mi interroga riguardo ai formalisti russi o alla struttura del montaggio in Griffith, sennò nun magno. Ma questa è un other storia…) però tutto ciò che sembra filare liscio ci lascia perplessi. Questo profluvio di capolavoristi in gemmazione e questo melenso saluto di ave che si sente da pulpiti variegati ci insospettisce e allora ce lo siamo un po’ andati a spulciare questo cinindipentitaliano.

I titoli che arrivano alla risonanza di grandi testate giornalistiche sono ormai molti. Ultimo questo CORAZON DE MUJERES di due giovani registi presentato in festival importanti con riscuotimenti di abbondanti consensi (storia di una verginità da restaurare, di un viaggio, di mondi a confronto) film questo di cui si è parlato anche in TG nazionali di prima serata. C’è sempre una spennellata al miele d’acacia di indulgenza e di bonarietà verso queste opere, in genere di ventenni o aspiranti tali o ex tali, che ritrovano, o perdono, anche loro una improvvisa verginità. Vogliamo dire insomma che il panorama è a dir poco frastagliato e va sempre più assomigliando sinistramente a quell’orribile moda, che va perdendosi appunto perchè sostitita da questa del cin ind, del cortometraggio. Anche Arnaldo, il mio benzinaio, ha realizzato un corto alcuni anni fa arrivando terzo in uno dei circa ottomila premi e festival dedicato a questo subsettore negli anni scorsi. Credo fosse il Festival di Guastaccavalla o Guastacaccavalla, insomma una cosa del genere e il tema era appunto la cacca di cavallo e i suoi differenti angoli prospettici in relazione alla neodialettica pro o no global.

Bè, insomma, qualcuno potrà dire che questi scanzonati ragazzotti  figli di professionisti in kefia e barbettina ( i ragazzotti, non i professionisti. O anche loro…)e scarpe fatte da un bambino vietnamita reso cieco dai collanti non facevano alcunché di male. Giocavano a fare gli aspiranti registi, gli aspiranti autori, gli aspiranti qualcosa. Insomma più danni dei film di Antonioni non potevano farne. Certo qualcuno potrebbe obiettare che un obsoleto istituto come il Rispetto avrebbe dovuto consigliare una maggiore sorveglianza nel proporre cose oscene, nel confondere l’esibizione con la necessità; il linguaggio con l’analfabetismo; l’ambizione con il valore et cetera et cetera…Ma in questi oscuri tempi cose risibili come la sopracitata sbaraccano al cospetto dell’apparire, dell’emergere, dello sgomitare furioso; quind’ecco che il patrimonio, che il tesoretto che ci lascia il Corto paro paro se lo becca il CIn Ind: stessa aria di pseudosinsistra, medesimo clima giovinilistico (sì, proprio giovinilistico) dove si ama il negro, il gay, la saffista, il gitano e magari li si mette tutti insieme tra inneggi e rock.

Insomma sto cin ind sembra replicare in picolo tutto il più peggio che lo square offre, sembra essere non un cinema diverso, realmente alternativo, ma lo stesso solo più rattrappito e rachitico. Non c’è alla base una minima idea non dico “filosofica”, non dico cinematografica, non dico politica nel senso nobile del termine o culturale (idem), ma neppure una menoma tensione superficiale che possa dare a questo fenomeno un minimo di reale identità, di dignità. Di Indipendenza appunto.

E poi ormai fiutata la moda se ne stanno impossessando trombati e trombate di ogni ordine e grado; gente che ricicccia fori come i selleri fa una minchiata con due lire e dice che il sistema lo boicotta dandosi una ripassata di autorialità da quattro baiocchi.  Questo accade quando le idee alla base di una possibilità sono sparpagliate, deboli, incapaci di diventare un riferimento. Allora della cosa se ne impossessano i scaltri, gli opportunisti, gli arrampicatori e quello che potrebbe diventare una rivoluzione si tramuta in una marchetta.

Insomma ci sono i mezzi ma non i pressuposti; i supporti ma non le visioni e tantomeno le condivisioni. Quello che esce è un disturbante disordine, etico, artistico, motivazionale ed una specie di guerricciola dove la massima aspirazione è quella di farsi notare dal cinema di serie A (qualora esista ovviamente), o peggio dalla televisione, per sfangarla, come se dice a Roma.

La speranza di un reimpressionismo  testuale visivo, di una generazione coraggiosa e onesta nell’affrontare i temi di sempre e quelli contemporanei, di una reale rivoluzione possibile nel concetto di raccontofilm, si frange nel contest di un bouquet d’offerte che vanno dal western (INFERNO BIANCO) alla commedia neoromantica (SFIORARSI) ma questa, che solo in apparenza può sembrare una ricchezza, quella cioè di svariare su tutto il fronte dei generis, rivela altresì l’incapacità di creare movimento, concetti, factory, nella disperdente moltitudine ognuno lotticchia spasmodicamente per azzannare un poco di visibilità, di crediti, di referenze. E nasce vive e muore solo col suo bagaglio di rancori e di progetti senza esito.

Ciononostante pensiamo che sarà da qui che nascerà qualcosa di buono ma l’operazione necessaria per gli autori e i tenutari delle carrozze di questa terza classe cinematica dovranno sedersi e riunirsi e discutere e rileggere il passato e farlo insieme di fretta e bene perchè c’è una scuola da fondare, un movimento, un cinemanovo nostrano a colpi di pixel e prospettive. I primi basta poco ad ammassarli. E coi secondi che si farà i conti.

Ascirivicerci, alla prossima!!

 

 

TOTOMONICELLI!! GRANDE CONCORSO SU KS

Giugno 10, 2008

All’indomani della dipartita del grande Risi ecco che quei buontemponi dei bbokmakers ne han piantata lì un’ altra delle loro e, KS, cioè kinescrivere, cioè io, mi madre e Arnaldo, il benzinaio sotto al condomigno mio, abbiam subito colto la palla al balzo per istituire un concorso!

Si tratta del TOTOMONICELLI. Sono ormai anni che Monicelli assiste a funerali e, la cosa, sembra ringiovanirlo in maniera alquanto sinistra, il calcolo attuariale però non fallisce e i bookmakers inglesi ancor meno, per cui entro un ragionevole lasso di tempo anche il grande maestro…(quando li chiamano così…).

Il concorso tiene conto di diverse variabili. Generalmente i mesi caldi sono utili in quanto l’aria umida, e fetida nel caso di Roma, è alquanto ferigna; cionondimeno pur’anche i mesi autunnali con i ricambi d’aria e i prodromi degli agenti virali invernali hanno una loro validità. Va detto che più di questo risulta oltremodo letale la vicinanza o la presenza o l’abitare nei pressi o comunque l’incontrare molte volte Sergio Castellitto. Non so se ci avete fatto caso ma negli ultimi undici dodici funerali intervistano sempre Castellitto che come orazione funebre ricorda che incontrava spesso il morituro per la via del quartiere dove abita o comunque in giro per la città.  Altra cosa terrificante, e su cui i partecipanti al concorso dovrebbero ragionare, è la partecipazione a dibattiti e convegni in quel sepolcreto che è la Casa del Cinema di Villa Borghese (età media dei presenzialisti a qualsiasi tipo di evento, dalla rassegna di cinema afgano sino al convegno sul digitale terrestre, circa ottanta anni).

Monicelli però, che ne ha seppelliti!, non è certo uno sciocco per cui si guarderà bene dall’incontrare o avere alcun tipo di rapporto con Castellitto o di accettare inviti dalla Casa del Cinema. Quindi?

Partiamo dall’assunto che ,nonostante tutte le apparenze, e molti eminenti punti di vista, Monicelli NON è immortale. Lo dimostra il fatto che praticamente tutte le televisioni pubbliche e private stipendiano da anni un tipo che al fatidico momento dovrà inserire sui rocchetti d’un proiettore una pizza d’un qualsiasi suo film! E’ una specie di guerra e di gara tra TV!. Alcuni coccodrilli preparati da giornalisti di cinema sono ormai morti da anni insieme ai stessi giornalisti, comunque, Monicelli non è immortale. Le televisioni non pagano senza un senso! E i bookmakers non amano perdere soldi!

Il nostro concorso è praticamente questo: siccome che ogni giorno potrebbe essere buono voi ve ne scegliete uno puntando una certa quota fiduciaria: che so trenta euro sul tre dicembre 2008, ad esempio. Noi raccoglieremo i vostri nominativi e le vostre puntate virtuali quindi li divideremo per tutti quelli che Monicelli, che NON è immortale, si è messo alle spalle. La quota restante sarà devoluta ad un fricchettoncello figlio di papà che vuole fare un filmindipendente (ce ne sono a migliaia) dedicato ovviamente alla dipartita del nostro (che non può essere immortale…non può). Non so se sono stato chiaro. Comunque troverete tutte le info sul sito www.maquannomoremonicelli.org

Al vincitore, inoltre, verrà regalato un viaggio premio nelle catacombe della Casa del Cinema di Villa Borghese, dove, oltre che i spettatori degli eventi, sono conservate le esequie di molti importanti personaggi del cinema e, dove, sembra che nottetempo lo stesso Monicelli si introduca con un cappellaccio e un mantello a far sberleffi e pernacchi ai vari Sordi, Mastroianni ecc ecc (che non è Monicelli che starnuta, quando mai, ma etcetera etcetera).

Ciò detto buon concorso a tutti e che Castellitto sia con voi!

 

GOMORRA: UN’OCCASIONE MANCATA?

Giugno 4, 2008

Abbiamo assistito in una sala romana alla proiezione pomeridiana di GOMORRA. Chi ci segue sa che nel blog costola di questo (kinescrivere.mioblog.net) ci eravamo espressi in termini molto netti riguardo alla possibile trasposizione cinematografica dell’opera di SAVIANO. Ritenevamo intraducibile la potenza di immagini, semiotica, del testo ed inoltre avevamo la convinzione che qualunque adattamento sarebbe sempre stato una riduzione. Senza contare che la forza reale del libro risiede nelle intersecazioni tra diversi piani di lettura: lo studio sociale del fenomeno criminoso, l’analisi economica, il condizionamento “palestinese” impartito ai ragazzini, la connivenza di settori interi del paese definiti sani.

Anche la struttura del libro, diversi episodi che non hanno una connessione diretta tra loro, rappresentava un ulteriore problema. La soluzione degli sceneggiatori, tra cui anche UGO CHITI, è stata quella di intrecciare alcune vicende, anche queste non connesse che però, nel contesto della visione, si fondono in una sorprendente unità filmica.

In realtà GOMORRA è composto di cinque film ognuno da analizzare per proprio conto. Ci colpisce il fatto che un casting mostruoso, capace di fare narrazione solo con le facce, cosa del resto che da sempre è ricchezza del nostro cinema, abbia influito, in sede di giudizio critico, sul valore delle storie, sulla loro capacità di realizzare una originale, autonoma profondità rispetto al libro. A nostro avviso questa operazione non è stata fatta ed è proprio sul versante riscrittura che il film mostra debolezze e reiterazioni iconografiche di un cinema di camorra che ormai rappresenta un vero e proprio genere, forse l’unico, di questi ultimi anni, creato dal cinema italiano. Il film ha una forza intinseca, subliminale, nell’evocazione scenografico teatrale di ambienti e volti di effettiva ed indiscutibile potenza. Anche la fotografia dove il nuvolo, i toni voltati verso un senso di scuro, gli interni dominati da un perpetuo senso di “basso” creano un clima interno della narrazione che però non incide sulla reale capacità di reinventare per la pellicola il testo.

Nell’articolo di cui facevamo menzione avanzavamo dubbi riguardo alle possibilità di un regista medio, discreto, come Garrone, ad avere quella capacità visionaria, iperreale, originale, quella prospettiva non pedissequa né al libro né ai tributi che giocoforza si sarebbero resi obbligatori sia al cosidetto cinema di denuncia sociale, alla ROSI per intenderci, sia a quel genere neopolarpartenopeo si cui abbiamo già fatto riferimento, che secondo noi sarebbero stati necessari per raggiungere quel livello di profondità che il testo indicava. Gli sceneggiatori, Il soggetto a proposito porta la firma dello stesso Saviano, hanno scelto una strada neutra, con pochi colpi d’ala, con un senso di già visto e scontato. Nel vedere il film, di così grande risonanza, pensavamo al quasi totale silenzio nel quale è stato relegato un film come CERTI BAMBINI dei fratelli FRAZZI, tratto dal libro omonimo di DIEGO DE SILVA, che per angolazioni, prospettive e lettura ci appare, dal punto di vista non solo registico, molto più forte e potente di GOMORRA.

A conferma di questo in GOMORRA è indicativa una scena: quella dei bambini che conducono i camion verso la discarica tossica. Nel libro questo episodio assume una forza quasi ieratica, c’è nella descrizione di SAVIANO qualcosa che trascende il contesto e penetra in campi e regioni della coscienza singola e comune così profondi da sollevarne un’ essenza quasi spirituale. Nel film tutto ciò non esiste e questa scena è sciattamente costruita e mediocramente girata. E’ di questo che parliamo, l’incapacità di chi ha pensato il film di fare un passo in più, di non fermarsi al sistema di convenzioni in essere, per quanto ben costruito e recitato, di non fermarsi alla macchina a mano, peraltro usata benissimo, o ad una incursione modesta riguardo i rapporti di compromissione tra l’economia e sana e l’economia di camorra, mi riferisco all’episodio interpretato da SERVILLO,in definitiva alla non volontà di entrare attraverso l’immagine dentro uno spiraglio diverso, più coraggioso.

Alla fine, nonostante l’imponente macchina di rappresentazione che questo film scatena con grande professionalità, la sensazione è che il senso immaginifico intimo del testo sia stato tradito; che sia stata tradita quell’occasione di fare uno straordinario affresco di fantasociologia, che sia stata perduta l’occasione di rivoluzionare, per tramite di una realtà così aberrata, lo scontato riferimento figurativo attraverso il quale anche il cinema migliore, anche gli autori più interessanti, soggiaciono.

KS, dallo scorso blog (kinescrivere.mioblog.net, purtroppo incenerito…) sostiene che sia necessario un rinascimento testo- visivo nel cinema italiano. Che si ritorni alla eversiva e scandalosa e disturbante forza ed energia delle immagini, e che il testo debba essere, più che un compendio paraletterario, un’ incubatrice di visioni. GOMORRA poteva rappresentare tutto questo ma forse i tempi non sono ancora maturi, le interpretazioni ancora troppo compromesse con arcaiche visioni politiche, se non partitiche nei casi peggiori, comunque ideologiche e gli autori scontano i retaggi consci o inconsci di maestri rivelatisi insulsi, di finanziamenti televisivi, di un immaginario collettivo di riferimento trascinato verso un basso al limite del baratro.

Intendiamoci, ce ne fossero di film come GOMORRA! Le critiche che muoviamo più che al film sono ad un sistema culturale che non scommette mai, che prepara le medesime minestre da decenni, cambiando qualche spezia, di tanto in tanto. Un sistema che lavora e produce partendo da una idea profonda di impoverimento dello spettatore e delle sue aspettative. Tutto il resto è mercato, battage mediatico, red carpet ed anche una cosa che poteva essere alta, diversa, innovativa, un’occasione insomma, come GOMORRA in un modo o nell’altro è stata inghiottita da questo per amalgamarsi alla opacissima quinta dove siamo tutti in uno sfondo sempre più grigio, sfumato. Drammatico.

Ascirivicerci, alla Proxima!