THE WRESTLER vince. In america li chiamano low budget ma state bene attenti a non confonderli coi nostri. Con i loro low budget se ne finanziano un centinaio dei nostri. Siamo contenti che un autore come Arafonoski (Pi Greco il Teorema del Delirio era un film eccezionale) abbia vinto e aspettiamo di vedere il film per dare un giudizio.
Per ciò che concerne casa Italia i big (Ozpetek, Bechis, Avati) hanno lasciato un segno scarso. Le cose migliori sono venute dal basso. UN ALTRO PIANETA di STEFANO TUMMOLINI e PRANZO DI FERRAGOSTO di GIANNI DI GREGORIO (con il contributo al soggetto di SIMONE RICCARDINI). Storie diverse, anche produttivamente parlando; vero low budget per Tummolini che ha trovato cammin facendo il contributo di uno degli ultimi pochi pazzi restanti nel cinema italiano, quel DRAICCHIO della RIPLEY’S Film che distribuisce da anni cinema in cui non crede nessuno guarda caso sempre di altissima qualità.
Interessante la scansione temporale del film (si svolge tutto in un giorno) e la volontà di seguire i personaggi durante il loro percorso banalmente umano, le loro non narrative debolezze, il quotidiano manifestarsi delle piccole menzogne e ipocrisie. Si è detto un cinema Zavattiniano per certi profili e, lo stesso regista, ha fatto una diretta citazione del grande sceneggiatore. Tummolini( che ha confessato di aver usato parte di quei mille euro, il costo dichiarato del film, per acquistare una modifica al suo PC in grado di sostenere il famoso programma I MOVIE !) è uno scrittore di cinema e, in quest’opera si sente un passo, un tentativo almeno, autoriale che spesso è manchevole in nomi più altisonanti. Certo, la storia dei mille euro di costo dell’opera non ci convince tantissimo e pare una trovatina da press agent. Comunque è un dettaglio: Un altro pianeta conferma ciò che kinescrivere propugna da tempo, cioè che c’è la possibilità di far nascere un cinemadalbasso vero, appassionato, utile e con possibilità di accedere al mercato.
C’è, in PRANZO DI FERRAGOSTO (Prod ARCHIMEDE leggasi Fandango, di GIANNI DI GREGORIO, noto regista teatrale) il contributo del Minbencult e, in effetti, anche se apparentemente pare della stessa povertà economica del film di Tummolini, si sente un lavoro più qualificato con un uso degli interni molto professionale e un senso di fiction certamente più curato. E’ un film pararomano, intendendo con questo la velatura di uno sfondo di indolenza agostana, caratteriale, etnica che spesso è stato un tema ricorrente del cinema su Roma.
In entrambi i film c’è da rilevare con piacere la prevalenza del dialogato e comunque del confronto scontro tra personaggi. L’affermazione o la negazione delle svolte narrative e dei caratteri attraverso lo scambio di battute. E’ un interessante ritorno all’uso della parola nella sua forma più concretamente scenica che il cinema italiano aveva per anni completamente mortificato a favore di incocludenti baratri personali. E in entrambi i film c’è il tema della curiosità dell’altro. In quello di Tummolini un personaggio durante un giorno balneare arriva a comprendersi attraverso gli altri; in quello di Di Gregorio accade lo stesso ma con un iter diverso opposto dal punto di vista formale e di confezione ma molto simile nel suo percorso narrativo interno. Inoltre tutti e due partono da un dato minimo narrativo, da un incidente banale e da questo riescono a trarre un racconto. Segnali ottimi di autori e di energie che tendono a riformarsi a cercarsi anche se, e lo abbiamo detto già altre volte, ancora non esiste un movimento, un vero rinascimento cinematografico italiano che porti gli autori all’elaborazione di una scuola, di un manifesto.
PRANZO DI FERRAGOSTO è già al cinema e presto crediamo che anche UN ALTRO PIANETA giungerà nelle sale. Un ‘occasione per dare fiducia al nuovo (vecchio) cinema di casa nostra.
Ascirivicerci, alla prossima.