Archivio per Ottobre 2008

FILMAKERS.TV

Ottobre 13, 2008

KS sostiene il progetto www.filmakers.tv

Dal 15 Ott dovrebbe partire in streaming e con una rotation h24 un importante progetto di webtv completamente dedicato al nobudget e al cinema veramente indipendente. DANIELE FAVILLI,ANDREA PALOMBA e NELLO FERRARA (a vario titolo tre professionisti del settore) sono i creatori di questa iniziativa. L’obiettivo è non solo quello di consentire visibilità ad opere che altrimenti resterebbero nel buio, ma anche quello di rappresentare, a tutti gli effetti, un vero e proprio canale distributivo.

KS con la sua idea di sostegno, anche attraverso il progetto in itinere di una FEDERAZIONE BLOG  CINEMATOGRAFICI, del cinema indipendente e dei luoghi virtuali e non che lo ospitano non può non salutare con estremo interesse questa via alternativa.

Tutte le informazioni le troverete nell’ottimo e facilmente fruibile  sito soprariportato e linkato a destra.

Prestissimo su www.ultimastesura.altervista.org e al’interno dell’area forum di www.sceneggiatori.com/forum all’interno della disc SCRIPT-ZINE contiamo di farvi trovare un intervista a NELLO FERRARA, uno degli ideatori.

Ascirivicerci, alla prossima!!

FEDERAZIONE BLOG CINEMA

Ottobre 10, 2008

Lo abbiamo già detto altre volte su questo e su altri spazi: il futuro del cinema verrà dal basso. Le possibilità del digitale, l’occasione di costruire minifactory produttive grazie all’economicità dei mezzi tecnici con i quali si può realizzare un film, l’acceso diretto a una cultura di base anche per chi non ha la possibilità di frequentare scuole o corsi. Mai come adesso il cinema è così ricco di possibilità espressive e di modalità d’ingresso nell’aldiqua dell’obiettivo.

Eppure tutta questa  democratizzazione si infrange dinanzi alle mura della visibilità, alla penuria degli spazi, alla frammentazione dell’informazione. Abbiamo  già parlato, ad esempio, del caso di UNA BALLATA BIANCA, di ODOARDI, film di sicuro pregio relegato ai margini dell’esercenza, recuperato dal notevole CINECLUB ALPHAVILLE, proiettato coraggiosamente dal DEI PICCOLI (parliamo di cinema romani in questo caso) dopodiché abbandonato all’invisibilità.

Ecco dunque il vero problema: il silenzio e l’invisibilità.

Per ciò che riguarda la seconda problematica noi di KS siamo certissimi che almeno in città come Roma – Milano – Napoli sia possibile costruire una rete d’essai, una netcineclub che raduni almeno quattro, cinque luoghi dove poter proiettare in contemporanea e con relativo sbigliettamento Siae un calendario di opere indipendenti. In questo progetto credo si possa coinvolgere anche la Casa del Cinema, col sempre attento Laudadio alle tendenze e ai neomovimenti della cosa cinematografica. Sappiamo, ad esempio, che anche quelli del DETOUR, cineclubcapitolino straordinariamente attivo, la pensano allo stesso modo. Il punto necessario è quello di creare un circuito permanente, stabile, di riferimento per chi realizza lavori no-lowbudget, ma che, soprattutto, è fuori dalle possiblità distributive classiche.

A tal proposito un critico attento come STEVE DELLA CASA, tanto per citare uno che di cinema ci capisce poco, ha spesso dedicato nella 25 ORA ampi spazi a questo cinema “di sotto”: ricordiamo a braccio una puntata dedicata alla FLUID VIDEO CREW minifactory romana che si è distinta per arguti e intelligenti documentari, così, per dirne una. 

Crediamo però che questa operazione abbia un senso solo se riuscirà a costruirsi una concreta calendarizzazione delle programmazioni, quindi a divenire un circuitoriferimento, sfuggendo alla logica degli eventi, dei minifestival, delle proiezioni occasionali.

E’ qui che può entrare in ballo la nostra idea di agglomerare quel cinema scritto, raccontato, criticato, talora ingenuamente, quell’altrettanto “cinemadalbasso” che sono i blog. Molti di questi nascono e muoiono rapidamente come falene; altri restano, più o meno giustamente, naufraghi nel mare magnum di Internet. Ognuno, proprio come le opere incerte e appassionate dei cineasti invisibili, tenta di ritagliarsi il suo minuscolo spazietto. Talvolta diventa grande, si ingrandisce per trasformarsi in un sito professionale; sovente, invece, l’entusiasmo finisce e quella volontà di creare qualcosa muore. Muore perchè è rimasta solitaria.

Creare una rete di blog cinematografici che si pongono dei problemi e degli obiettivi comuni, fondere in un arcipelago connesso le energie e le creatività che esistono in questi luoghi virtuali significa moltiplicare visibilità e contenuti.  Un generatore di informazione congiunta come una FEDERAZIONE BLOG CINEMATOGRAFICI potrebbe affiancare concretamente il “cinemadalbasso” visivo e inoltre darebbe più tangibili occasioni di riuscita a quel circuito di cui parlavamo sopra.

Se dovessimo citare i punti cardini di un ipotetico Manifesto di questa altrettanto ipotetica federazione, diremmo che chi vorrà aderirvi dovrà “sentire” queste esigenze:

1 – Sostenere, criticare, ricercare, dibattere tutto quel cinema che non ci fanno vedere. Tutto quel cinema che potrebbe esistere, che forse già esiste, che vorremmo esistesse.

2 – Esigere immagini e contenuti.

3 – Essere una sponda creativa: proporre punti di vista, entrare criticamente nel concetto stesso di messa in opera, di narrazione, di filmaking.

4 – Essere una sponda DISTRIBUTIVA tramite una net di informazione a sostegno del circuito di sale e spazi di cui sopra.

5 – Proporsi come costante riferimento per tutto ciò che è NoBudget -NoDistributions

6 – Esigere di esser rispettati come spettatori, come appassionati, come individui.

7 – Sostenere e proporre forme di produzione alternative.

 

Insomma, l’idea di fondo è che questa massa e messe di web così isolata resta inerte, altresì agglomerata potrebbe rappresentare una piccola forza. Una piccola possibilità. A destra dello schermo, tra i link, trovate quello di CONTROREAZIONI un interessante blog di cinema con il quale abbiamo già parlato di questo argomento raccogliendo un certo interesse.

Prossimamente novità su questo progetto.

Ascirivicerci, alla prossima!!

I

IL MATRIMONIO DI LORNA: STORIA DI UNA ELLISSI

Ottobre 1, 2008

Per chi scrive cinema quelli dei fratelli Dardenne sono film sempre da vedere a prescindere. Testo paranarrativo, sussidiario allo script, ridotto al minimo: regia secca priva di virtuosismi sempre addosso ai personaggi e alle loro azioni; niente musica; montaggio essenziale. Testo che aderisce all’immagine ma non certo cinema-teatro. C’è sempre la coscienza, il dramma della coscienza, la sua insopprimibile energia salvifica e redentiva e il dramma a cui è sempre legata, nel cinema dei Dardenne.

Anche in questo è un cinema fortemente “testuale”, proprio perché nasce da un’esigenza, da una domanda, da un’osservazione. C’è una lunga premessa pretestuale. Si potrebbe definirla ideologica, ma con più attenzione questo termine si rivela inesatto. In realtà si tratta di drammi classicamente greci per la ragione che in gioco, apparentemente usando proposizioni riconoscibili nel nostro tempo e nella nostra società,  ci sono temi assoluti che in maniera assoluta sono trattati sino alla soluzione del dramma.

Forse, in questo, in questo modo cioè di mascherare la narrazione applicando stilemi e adesivi di una contemporaneità spiazzante, sta una certa falsificazione nei confronti dello spettatore. Intendiamoci, una falsificazione profonda, fiabesca, allegorica quindi in realtà capacità di affabulare lo spettatore confondendolo nelle premesse ma portandolo di colpo all’interno di un territorio profondo. La stessa tecnica delle favole, insomma.

Qui, nel Matrimonio di Lorna, c’è anche un lavoro di plot simile, per certi  versi, a una costruzione gialla o noir (il giro dei matrimoni per interesse, il tentativo di Lorna di salvare il suo marito fittizio ecc) ma, a colpire, dal punto di vista della sceneggiatura, è una terribile ellissi che cade a metà della pellicola.

Clody, il marito di Lorna, è quasi uscito dalla schiavitù della tossicodipendenza anche grazie allo strano amore di lei. Vediamo che lui se ne va in bicicletta e lei lo saluta. Il fotogramma successivo Lorna raccoglie dei vestiti da un armadio- La vediamo in ospedale chiedere ad uno sportello se può vedere il cadavere del marito!

Sono queste quel tipo di cose che, in sede di script, chiunque si trovi davanti a una macchina da scrivere teme, ricerca, diffida o aspira con lo stesso imbarazzo e costante dubbio: non sarà troppo! Può funzionare; non bisognerebbe mettere una qualche scena di raccordo; oppure scrivere la scena della morte di ClodY?

Abbiamo visto il film in sala e l’ellissi ha fatto fare un brontolìo sordo e sospetto al pubblico. In realtà, con un abile rimonta (il film è notevole anche per mere combinazioni tecniche quasi didattiche) i Dardenne spiegano allo spettatore, anche in modo convincente, ciò che è accaduto. Rimane, comunque, l’uso spregiudicatissimo di questa tecnica che, per chi scrive, basterebbe ad aprire un dibattito infinito.

La pulizia dello script è però troppo abbagliante e questa arditezza viene accettata senza discussioni. Quello che impressiona e l’essenzialità dei passaggi, dei personaggi, dei dialoghi, mai ridotti a uno schematismo. Vivissimi e scarni allo stesso tempo. Contribuisce una scelta di regia  da Dogma, da documentarismo, sempre ad altezza uomo, con un uso della strada e degli interni intenzionalmente subliminale che pongono la vicenda dentro un media res di sfondi, di prese sonore, di realtà urbana.

Nel testo non plot, non personaggi, non dialogo, nel testo visivo, nell’approccio visivo già risiede metà della forza narrativa dei Dardenne: un lavoro di biacca e calcina per preparare la pittura. Un lavoro che non si vede nè si sente ma è il basamento del dramma lineare che ospiterà.

Anche qui, l’approccio visivo, l’atmosfera della storia, delle cose della storia che si vuole narrare sono la premessa , sia morale che tecnica, dell’azione drammatica. Ci veniva fatto di pensare che, nel nostro cinema, è propio questo atteggiamento preparatorio che manca, che non viene cercato.

La luce che si sceglie per inquadrare una donna che cammina su un marciapiede è testo. Ma non solo  quello. E’ anche premessa del testo, cioè esigenza e scelta “etica” da risolvere in azione. E, forse, ancora prima di questo è osservazione e discussione e cultura, intesa come inesausta ricerca di cambiare e sovvertire i punti di vista. Il lavoro di premessa, come abbiamo già detto, allo scrivere.

Il cinema dei Dardenne pone, senza dubbio, tutta una serie di problemi allo sceneggiatore che si interroga sulla quantità di elementi che compongono, non l’azione drammatica, ma le sue premesse. Premesse che appaiono fondamentali, sfuggenti ma necessarie per sorreggere in maniera credibile qualsiasi struttura testuale.

Il Matrimonio di Lorna ha “premesse” autoriali, visive, laiche, stilistiche, così forti che riescono a reggere anche una delle ellissi più trancianti che abbiamo mai visto. E’ un cinema forte di gambe.

Sulla disperazione del finale non diciamo niente. E’ solo il finale appunto. Prima, molto prima, troviamo ciò che ci serve per comprendere un poco il mestiere, e la fatica del raccontare.

Ascirivicerci, alla prossima.