INTERVISTA A BEPPE TOSCO: DIETRO TUTTO C’E’ SEMPRE UNA MACCHINA DA SCRIVERE.

By kinescrivere

Doveva essere quello di attore il percorso professionale di BEPPE TOSCO nel mondo dello spettacolo. Calcare più o meno eminenti tavole di palcoscenico, portare in giro per L’Italia questo o quel dramma o piuttosto una commedia. Doveva essere, è così è stato, infatti, per diversi anni. Poi ci si è messa di traverso quella piccola fanfaluca del caso che sembra compaia dal nulla e invece attende che venga il suo turno, proprio in quel momento, proprio  a quella persona.

In realtà esistono autori che lo sono sempre stati. L’incidente, il caso appunto, è solo una cosa che doveva essere. Una cosa talmente banale da diventare misteriosa. Così, da quelle due ore da riempire con un testo, chieste da un amico che lavorava in radio, senza apparenti conseguenze, TOSCO, cinquantadue primavere, ha iniziato un cammino di quasi vent’anni di scrittore per la radio, d’autore di testi (per qualcuno dei nostri ventiquattro contatti che non lo sapesse, Beppe è l’autore dei testi comici di LUCIANA LITTIZZETTO), di sceneggiatore per fiction e, come ci racconterà lui stesso, anche di romanziere. Quasi vent’anni di “tanta roba”, come diceva un allenatore di ex successo, quasi sempre, miracolosamente di quei e di questi tempi, stretta parente di un affaricchio di poco conto nelle dinamiche televisive di mercato: l’intelligenza e l’ironia (allora gli affaricchi erano due!)

KS – BEPPE, PRIMA DI PARLARE DI TE SCRITTORE VORREI CHE CI DICESSI QUALCOSA DEL “LETTORE”. QUANTO E COSA LEGGI, ANCHE IN RELAZIONE AL TUO LAVORO.

BEPPE TOSCO – Guarda, per quanto attiene al mio lavoro d’autore di testi per Luciana debbo dirti che mi informo pochissimo, quasi niente. E’ sempre lei che mi manda via e-mail gli articoli o gli spunti d’attualità sui quali vuole lavorare. Probabilmente, per il nostro lavoro, è meglio così, in quanto io cerco di aggiungere al testo il mio stile abbastanza surreale che non necessità di una informazione assoluta degli eventi. In questo ci compensiamo bene nel lavoro io e Luciana. Debbo dirti però che ultimamente sto lavorando ad un romanzo e sto leggendo di tutto! Ho notato una cosa nuova a proposito di questo rapporto tra lettura e stesura di un romanzo, quella appunto di quanto la prima apporti carburante creativo alla seconda.

KS – TORNEREMO SUL TUO ROMANZO PIU’ TARDI. INTANTO PUOI DIRCI COME NASCE UN TESTO COMICO. AD ESEMPIO PER GLI INTERVENTI DELLA LITTIZZETTO IN “CHE TEMPO CHE FA”

BEPPE TOSCO – Sì, effettivamente come avrai notato quelli di Luciana nel programma di Fazio non sono semplici sketch. Si tratta di interventi che arrivano anche ai sedici minuti…

KS – QUASI UN ATTO UNICO!

BEPPE TOSCO – Esatto, quindi necessitano di un lavoro e di una struttura importanti. In genere ci lavoriamo quasi tutta la settimana per tirare fuori circa sette-otto cartelle di testo. Lei mi manda i spunti sui quali vuole lavorare. Pian piano iniziamo a strutturare il tutto. Anche i suoi articoli su LO SPECCHIO offrono ulteriori spunti di lavoro. Normalmente c’è un pezzo di costume, uno d’attualità, uno o due sul sociale o politico e una notizia finale. L’intero ovviamente in chiave comica. Succede poi che Luciana, che manda tutto il testo a memoria, faccia delle incredibili sostituzioni di blocchi di testo posponendoli o anticipandoli pur facendo rimanere intatto, anzi aumentando spesso il livello di umorismo. In questo è davvero eccezionale. Devi sapere poi che Fazio non conosce la scaletta dell’intervento proprio perchè Luciana lavora anche sull’effetto sorpresa.

KS – QUINDI VUOI DIRE CHE SOVVERTE L’ORDINE TEMPISTICO DEL TESTO…

BEPPE TOSCO – Esatto, rispetto al testo non improvvisa moltissimo ma riesce a smontare l’ordine cronologico dei passaggi.

KS – COME E’ NATO IL VOSTRO SODALIZIO?

BEPPE TOSCO – Lei non era contenta di alcuni autori che aveva precedentemente. Decidemmo di provare e lentamente col tempo abbiamo raggiunto un’ottima intesa. Forse, come ti accennavo precedentemente, anche perchè abbiamo due approcci diversi al testo comico che si incastrano bene.

QUAL’E’ LA SITUAZIONE DELLA ‘SCRITTURA COMICA? C’E’ UN VERO E PROPRIO BOOM DI CABARETTISMO E SEMBREREBBE ANCHE DI AUTORI…

BEPPE TOSCO – Be’ forse non è proprio così… Innanzi tutto ti dico che generalmente questi autori scrivono poco. Adesso io ho un po’ perso il polso di ZELIG ad esempio, tranne che per un paio che conosco direttamente. Ti dico che spessissimo i comici stessi sono i scrittori dei loro testi. L’autore spesso è una sorta di supporto psicologico. Quest’ultimi hanno essenzialmente paura di rischiare perchè nel caso il comico non sia contento del loro lavoro sarebbero costretti a faticare veramente oppure si adagiano su un medesimo tran tran autoriale. Pochissimi hanno voglia di rischiare spesso per non perdere la gallina dalle uova d’oro, o il piccolo stipendio.

KS – QUINDI NON C’E’ TUTTA QUELLA AUTORIALITA’ CHE SEMBREREBBE?

B.P. – Molto meno di quello che ti immagini.

KS – COS’E’ CHE TI DA’ PIU’ FASTIDIO IN UN MONOLOGO O IN UN PEZZO COMICO CHE ASCOLTI; NON SO, AD ESEMPIO L’ECCESSIVO UTILIZZO DEL VERNACOLO O DELLA PAROLACCIA. E POI QUALI SONO GLI APPROCCI A QUESTO TIPO DI SCRITTURA CHE SCONSIGLIERESTI.

B.P. – Sai, non si può generalizzare riguardo ad alcuni aspetti formali come l’uso del dialetto o della parolaccia. In assoluto non ne sono un fautore ma in alcuni casi possono funzionare. Dipende dalle capacità dell’autore e dell’interprete. La seconda parte della tua domanda è più interessante: direi che, a mio avviso, ciò che è da evitare è la banalità. Per farti un esempio parlare di Berlusconi riferendosi alla sua altezza, cose del genere insomma.  Di sicuro non mi piacciono i monologhi composti da una sequenza di battute. Il monologo è un idea che ha un inizio una parte centrale e una fine. Essenziale è partire da una base conosciuta da tutti. Nel mio caso cerco una chiave surreale ma se ne possono usare altre, importante e faticare nella scrittura per non fermarsi alla cosa più facile. Credo nel monologo che abbia una struttura simile ad una storia. Per citare un esempio nobile penso ai monologhi di DARIO FO: partire da un dato banale per arrivare a costruire una storia.

KS- QUANTI SKETCH HAI SCRITTO PER LUCIANA?

B.P. – Sì, per RADIO DJ ho scritto circa settecento sketch. Tre, quattro minuti ognuno (molti dei quali raccolti nel divertentissimo volume FINCHE’MATRIMONIO NON CI SEPARI -Mondadori. Nks)

KS -IN TERMINI DI CARTELLE?

B.P. – Due cartelle a sketch, in genere.

KS – BEPPE, ADESSO CON TE VORREMMO PARLARE DI SCENEGGIATURA. TU SEI UN IMPORTANTE AUTORE DI SIT COM. DICCI QUALCOSA SU “COLPI DI SOLE”, UNA SIT ORIGINALE E UN PO’ SFORTUNATA…

B.P.- Personalmente ho individuato due motivi. Il primo credo che fosse l’assenza di almeno un importante e conosciuto attore, condizione necessaria per un aumento d’interesse sia pubblicitario che d’ascolti. Devi sapere che io e ANDREA ZALONE (capoprogetto e autore di numerosi programmi di successo sia in RAI che in Mediaset, nonché collaboratore storico di Beppe. Nks)) avevamo parlato con FABIO DE LUIGI ottenendo un entusiastico riscontro al progetto. Gli avevamo sottoposto un numero zero e lui ci aveva assicurato la sua disponibilità. Purtroppo, per ragioni che non conosco, non è stato neppure contattato. Nè lui nè i suoi agenti. La seconda motivazione riguarda sia la rete che l’ora e la stagione in cui è stata trasmessa. Rai 3, che io amo, purtroppo non è strutturata per questo tipo di operazioni. Forse sarebbe stata più opportuna raidue. Inoltre trasmettere una sit come Colpi di Sole, evidentemente destinata a un pubblico medioalto, alle venti e trenta in piena estate dove davanti alla tv ci sono pensionati significava in qualche modo condannarla all’insuccesso. Ciò detto comunque ci siamo tenuti in linea con le medie d’ascolto. Di fatto la rete, successivamente, non ha più creduto al progetto. Personalmete penso che si trattasse di una fiction scritta bene, o almeno scritta in un modo diverso, con una ricerca di originalità.

A PROPOSITO DI ORIGINALITA’, DICCI QUALCOSA SU “KALASCHNIKOV”, UNA SIT CHE CI SEMBRA DAVVERO RIVOLUZIONARIA!

B.P. – Sì, bè si tratta di un’ idea mia e di Andrea. Abbiamo immaginato una di quelle famiglie descritte da Saviano che campano col mensile della camorra e per vivere devono uccidere un paio di tizi al mese. Incredibilmente lo script ci è stato comprato da Mediaset…

KS – HAI USATO IL TERMINE GIUSTO: “INCREDIBILMENTE”. CONSIDERANDO L’ALTO LIVELLO DI INFIAMMABILITA’ DEL SOGGETTO SEMBREREBBE ROBA DA HBO!

B.P. – Già, considera che ci sono un paio di morti a puntata e che abbiamo descritto e richiesto effetti molto reali, non la pistolina e il tonfetto a terra! Si tratta di roba che ha un certo costo ma che, coperte le spese vive, a mio modo di vedere, ha una vendibilità straordinaria all’estero. Hanno acquistato i diritti ma siamo in attesa di sapere cosa vogliono farne. Non abbiamo ricevuto risposta.

SEI UN “FEDELE” DELLA BIBBIA TOTALIZZANTE? QUELLA CHE DEFINISCE PURE IL MESTIERE DELLA COGNATA DELL’ULTIMA COMPARSA?

B.P.- Per quanto riguarda la fiction comica, lascia stare la camera fissa che ormai ha rotto le scatole, bibbie più lunghe di quaranta pagine non ne ho mai trovate. La stessa bibbia di CAMERACAFFE’ si aggirava intorno a questa lunghezza. Quella di Kalaschnikov è di circa una trentina di pagine. Ogni puntata dovrebbe aggirarsi intorno ai venticinque minuti divisi in quattro, cinque sketch. I miei passaggi sono Bibbia-soggetto- sceneggiatura. Trattamento e scaletta sono  per la scrittura prettamente cinematografica, di lungometraggio, quindi non ne faccio uso. Cinque quadri: uno iniziale tre centrali e uno finale. Noi per scriverla, nell’individuazione e nell’esposizione dell’idea fondante, abbiamo citato all’inizio proprio il libro di Saviano.

KS- DIMMI DEI PERSONAGGI

B.P. – All’inizio io e Andrea avevamo pensato ad un gruppo di ragazzi che vivevano assieme, ma l’idea iniziale era così forte che abbiamo preferito la famiglia. Anche perchè in Italia la famiglia è qualcosa di riconoscibile e anche narrativamente non ti devi dannare l’anima per spiegarne le dinamiche. Abbiamo identificato nel figlio piccolo, undici dodici anni, che abbiamo chiamato Jason anche per ironizzare su una certa moda di mettere nomi stravaganti,  l’ago della bilancia di questa strano nucleo. Deve ancora decidere da che parte stare: se da quella della legge o dall’altra. Che poi, se ci pensi, è un po’ il dramma di molti adolescenti di Napoli. Mi rendo conto che potrebbe essere una fiction comico surreale destinata a creare polemiche.

KS – CERTO, L’UTILIZZO DI UN MINORE COME PROTAGONISTA AGGIUNGE BENZINA…

B.P. – Jason, che minaccia la sua famiglia di voler diventare avvocato, non sarà, mai, anche in una eventuale fase di precisazione, un esempio negativo. Si tratta semplicemente di un ragazzino che tenta di non essere schiacciato.

KS – DAVVERO UN’IDEA INTERESSANTE. BEPPE ADESSO PASSIAMO AL VERSANTE “ROMANZO”, SO CHE PRESTISSIMO DARAI ALLE STAMPE UNA TUA OPERA.

B.P. – E’ un romanzo che ho collocato in un futuro molto prossimo, una trentina d’anni, e con tutti i dovuti distinguo, se vuoi un paragone, è un po’ alla Benni ma privo di quello strato moralistico. Questo almeno nelle intenzioni. Ma non si tratta assolutamente di fantascienza. In realtà uso un escamotage temporale per parlare di ciò che succede adesso. I nostri piccoli comportamenti. Un po’ di critica sociale se vuoi.

KS – CHE DIFFICOLTA’ DI SCRITTURA HAI TROVATO NEL FORMATO DEL ROMANZO?

B.P.- Bella domanda! Innanzi tutto il tempo. Io che scrivo per professione tutto l’anno e inoltre ho moltissimi interessi personali al di fuori del lavoro ho dovuto conquistare il tempo per scriverlo. Tecnicamente all’inizio sono partito male. Volevo fare un collage di raccontini che avevo scritto ma la cosa non funzionava. Mi serviva un “contenitore” così ho pensato all’areoporto, un luogo di scambio dove i personaggi potevano raccontarsi storie. Ora che sto verso il finale mi rendo conto che tutto sommato sono riuscito a tenere in mano la trama, anche se qualche personaggio secondario l’ho perso un po’ di vista… Se poi vuoi sapere delle sensazioni, bè, quelle sono simili, anche se con un effetto dilatato, alle stesse che provo a volte quando scrivo sketch: ci sono pagine che componi quasi in automatico. Con i personaggi che parlano per te. Io lo paragono ad una sorta di dilatazione dello “sguardo”. Poi c’è anche la parte cattiva: ho provato a scrivere delle pagine di “forza”, ma sentivo che non funzionava. Lì ti devi fermare subito. Ultimamente, a causa di un incidente, soffro di dolori abbastanza forti; sovente mi capita di svegliarmi verso le tre di notte, lascio vagare la mia immaginazione dopodichè mi metto davanti la macchina da scrivere. Tre volte su quattro riesco ad andare avanti con buona fluidità.

 

MI PARLAVI DI QUALCOSA PER MTV ANCHE…

B.P- Sì, vogliono fare una versione italiana di LITTLE BRITAIN, una specie di corrosiva presa in giro della società inglese nella versione originale. Una cosa alla Monty Python. Mi hanno chiesto di scrivere dei sketch… LITTLE BRITAIN è un format di grande successo. Se vai su youtube o su qualunque altro motore di ricerca troverai un oceano di roba.

KS – EFFETTIVAMENTE ALL’ULTIMO FICTIONFEST ABBIAMO VISTO DEI LAVORI PROVENIENTI DALLA GRAN BRETAGNA DI LIVELLO ALTISSIMO. DI QUALSIASI GENERE.

B.P. – Credo che sia un problema di funzionari più che di sceneggiatori…

 

Con Beppe Tosco abbiamo poi divagato un po’ parlando di scacchi, di giochi come STRATEGO di cui è appassionato e di altro. Beppe Tosco oltre che una gentilissima persona è un autore che preferisce il rischio e, soprattutto, un autore “vero”, non in conto terzi cioè o di firma. Uno che passa gran parte del suo tempo con la testa sopra una tastiera. Perchè, come ogni autore degno di tale definizione sa che dietro tutto, dietro una risata, una lacrima, un indignazione, un’idea, dietro tutto insomma c’è, e ci sarà sempre, una macchina da scrivere.

by  Massimo De angelis

 

 

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Beppe, con grande gentilezza, si è prestato a parlare con KS della sua avventura di autore, di fiction, di televisione e di scrittura in genere. La stessa intervista la troverete sui siti amici di KS www.sceneggiatori.com all’area forum discussione script-zine e su www.ultimastesura.altervista.org

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