ETTORE BELMONDO INTERVISTA: THE ROLE PLAYER STORIA DI UNA PRODUZIONE INDIPENDENTE

By kinescrivere

Abbiamo incontrato ETTORE BELMONDO (quarant’anni, attore di teatro, fiction e cinema. Impegnato in molte di quelle pellicole definite indipendenti; ANIMA NERA di Verzillo o SFIORARSI di Angelo Orlando, solo per citare qualcuno dei suoi ultimi lavori) in un bar del centro a Roma. Con grande gentilezza e disponibilità ha acconsentito a scambiare una mezz’ora di chiacchiere con KS e quindi con voi, cari 24 contattisti miserabili e non paganti, a proposito di una delle avventure-esperienze creative e produttive più interessanti  del cinema italiano in questi ultimi anni.

Nel sito precedente, kinescrivere.mioblog.net, avevamo già dedicato vari articoli a questo progetto ma, incuriositi, dopo diversi mesi, abbiamo deciso di “rompere le scatole” al gentilissimo Ettore per saperne di più. Ne è uscita un’ intervista che ha toccato differenti versanti e che vi riportiamo.

Come premessa ricordiamo che THE ROLE PLAYER è un film NOIR scritto da ETTORE BELMONDO e BRUNO GOVERNALE. Film che ha inaugurato una forma di autoproduzione connessa ad una concreta interattività creativa con i sottoscrittori tale da poter diventare essi stessi sceneggiatori, autori di musiche o partecipare direttamente alle scelte creative del progetto. Proprio in questa impostazione osmotica tra “finanziatori”, (era richiesta una quota minima di otto euro con l’invio compreso dell’opera conclusa in DVD) e creatori del film, consisteva l’assoluta particolarità dell’idea. Ma lasciamo ad Ettore il racconto di quest’avventura ancora in itinere.

KS – ETTORE PARLACI UN PO’ DELLO SCRIPT DI THE ROLE PLAYER

ETTORE BELMONDO – Be’, voglio dirti la verità. Vedi mi è capitato nella mia carriera di attore di essere stato bocciato in fase di provino perchè troppo somigliante a Sergio Castellitto, attore che tra l’altro adoro, così mi è venuta l’idea, assieme al mio “socio” Bruno Governale, di scrivere una storia in cui ci fossimo entrambi… La storia doveva essere quella di due fratelli, diversi caratterialmente ma con una certa somiglianza fisica; tra l’altro mi sono anche un po’ ispirato alla mia storia in quanto io ho un fratello ufficiale dell’arma. Il plot iniziale era appunto quello di due fratelli, uno attore e l’altro carabiniere, che per varie vicissitudini si odiano. Nel dipanarsi della trama, alla fine, ci sarà un riavvicinamento e una comprensione reciproca. Questa grosso modo l’idea grezza iniziale.

KS – L’IDEA QUINDI…POI PERO’ DAVANTI ALLA MACCHINA DA SCRIVERE IMMAGINO SIANO COMINCIATI I DOLORI…

E.B. – Assolutamente. Io non sono uno scrittore. Insieme al mio socio d’avventure (Bruno Governale) abbiamo buttato giù uno scalettone con i passaggi fondamentali. L’abbiamo scritto in una notte e, all’inizio, il titolo era L’IMPORTANTE E’ NON CADERE DAL PALCO, una battuta rubata ad uno dei spettacoli di Paolo Rossi. Era una storia che doveva essere in chiave di commedia. C’era sullo sfondo la vicenda di un killer e di indagini ma il tutto pensato in termini di commedia. Quindi, come ti dicevo, fatto questo scalettone me ne torno a casa… solo che, non essendo uno scrittore, come ti ho già premesso, lavoravo un po’ senza metodo scrivevo roba che mi sembrava buona poi ripresa dopo una settimana mi faceva schifo! insomma con questo tira e molla è passato più di un anno prima di tirare fuori una prima sceneggiatura!

KS – AVRAI SCRITTO UN SOGGETTO PRIMA?

E.B. – No! Avendo lo scalettone con tutti i passaggi il soggetto lo abbiamo saltato a piè pari! Avevamo i blocchi narrativi, i passaggi fondamentali della trama e abbiamo direttamente lavorato su quelli. Il soggetto lo abbiamo “scritto” parlandone, in fase di dialogo tra noi. Per la sceneggiatura ogni tanto mi confrontavo con Bruno in lunghe discussioni.

KS – COME NEI CAFFE’ DEGLI ANNI 60 A ROMA!

E.B. (ride) – Esatto.

KS- ESSENDO LA SCENEGGIATURA UN TIPO DI SCRIPT MOLTO TECNICO NON TI SEI RIVOLTO A NESSUNO?  INTENDO QUALCHE PROFESSIONISTA DEL SETTORE O SIMILI…

E.B. – Mi sono rifatto essenzialmente alle sceneggiature che leggo per il mio lavoro di attore. Ho optato per quella all’americana e per ciò che concerne i movimenti di macchina li ho segnalati solo quando si trattava di un passaggio visivo- narrativo che ritenevo importante. Non ci sono state collaborazioni con professionisti o con persone che scrivono per mestiere… La sceneggiatura finale era un insieme di cose che accadevano e di cose dette. Abbiamo cercato, magari ingenuamente, di puntare comunque moltissimo sui dialoghi. A me piacciono molto quei film, generalmente americani, in cui due persone vanno a fare una cosa e parlano, ma non parlano della cosa che stanno andando a fare, parlano d’altro! Oppure anche quando nelle situazioni più estreme tirano fuori una battuta fulminante, di quelle che ricordi. Per esempio, in questo senso, un film che amo molto e TRUE LIES un film sceneggiato magnificamente, con effetti eccezionali e che non parla di quanta è amara la vita cosa che la gente purtroppo sa benissimo. Credo in questo tipo di cinema insomma.. Ecco, indegnamente, il nostro proposito narrativo era questo.

KS – INSOMMA TI SEI ISPIRATO ALLA GRANDE QUALITA’ DIALOGHISTICA DELLA SCENEGGIATURA USA!

E.B. – Bè, detta così… diciamo che ci abbiamo provato.

KS – E’ COMUNQUE INTERESSANTE QUESTA ATTENZIONE AL DIALOGATO… COME PROCEDEVATE COL LAVORO DI SCRIPT PROPRIO IN RELAZIONE AL DIALOGO?

E.B. – Recitavamo le battute. Andavamo molto a sensazione, all’effetto che avvertivamo. Praticamente recitavamo lo script che avevamo buttato giù per capire se funzionava o no. Quello che ci è mancato in quella fase è stato un gruppo di lavoro più nutrito. Più confronto c’è in questi casi è meglio riesce il lavoro. Anche per questa sensazione  abbiamo cominciato a pensare ad un FILM CONDIVISO, cioè scritto in parte dalla rete.

KS – CHE PROGRAMMA HAI USATO PER SCRIVERLO?

E.B. – Il Word, che tra l’altro mi ha fatto discretamente impazzire per le formattazioni. Ho conosciuto anche il CELTX che è davvero notevole, credo che tra le sue funzioni più interessanti ci sia anche quella della condivisione in rete. Comunque la sceneggiatura è stata scritta in Word.

KS – QUINDI UN ANNO PER BUTTARE GIU’ LA SCENEGGIATURA…

E.B.- E già… un botto di pagine, mi sembra sulle centottanta. La sensazione finale è stata quella di aver scritto una bella storia. Una storia senza pretese autoriali. Onesta. Cercando anche di creare più livelli di fruizione, che è, secondo me, uno dei grandi segreti del cinema americano; quello cioè di riuscire a parlare allo spettatore di semplice estrazione culturale e a quello più raffinato. Insomma, una delle scommesse di ROLE PLAYER era anche quella di creare e produrre un prodotto italiano con il contributo creativo produttivo della rete e rivenderlo poi agli americani! Abbiamo cervelli e professionalità per fare questo tipo di operazioni. Altri paesi europei esportano e impongono modelli e creatività per noi invece è un’operazione impossibile!

KS – MA LA STORIA DELLO SCRIPT DI ROLE PLAYER DOVEVA ANCORA INIZIARE…

E.B. – Esatto, perchè una delle nostre idee portanti era appunto quello di un film condiviso con la rete. La sceneggiatura è tanto cambiata che si è trasformata da commedia a noir. In un plot di base volevamo dare la possibilità agli utenti che avevano acquistato in anticipo il DVD (8 euro)  la possibilità di ricreare un nuovo scalettone votando scene o proponendole. E’ vero, probabilmente il risultato finale avrebbe registrato  delle incongruenze ma credevamo e crediamo tuttora all’eccezionale potere creativo della rete.

KS – TU SEI A CONOSCENZA DI ALTRE AUTOPRODUZIONI CON LE STESSE CARATTERISTICHE DI COSI’ TOTALE CONDIVISIONE?

E.B. – No, che io sappia no. Certamente l’idea dell’autoproduzione non è nuova in assoluto, è antica quasi quanto il cinema. Questa  mi è stata ispirata da internet. Soprattutto i siti americani sono pieni di queste autoproduzioni con acquisto di quote anche molto pesanti… Ci sono molte formule che usano in America con partecipazioni azionistiche  che arrivano anche a centomila dollari!  Alla fine quella che ci sembrava più percorribile era un sistema in grado di  produrre il film, prevenderlo, senza escludere la possibilità di eventuali passaggi in sala o sulla rete stessa…Guarda, a noi capitò una cosa strana: dal momento in cui pubblicammo tre paginette con l’esposizione del progetto successe il finimondo!

KS – CHE VUOI DIRE?

E.B. – Io vengo dal teatro e so quanto è difficile farsi scrivere una piccola recensioncina, quattro righe su un quotidiano o su una rubrica; invece dopo quelle tre pagine in cui esponevamo l’idea di un film partecipato dopo pochi giorni fummo contattati da ARUBA per dirci che cosa stava succedendo: migliaia di contatti e con essi articoli su Giornali a tiratura nazionale! A questo ha contribuito anche la presenza nel cast di CAROLINA DI DOMENICO, Vj di MTV, ragazza dolcissima e ottima professionista che ha creduto moltissimo in questo progetto, e insomma molte testate hanno contattato l’ufficio stampa di MTV, che non c’entrava niente con il film,  per saperne di più. Lei alcuni particolari del progetto non li conosceva così la cosa  è stata girata a me. Mi chiamò la redazione di PANORAMA facendomi i complimenti per questa iniziativa dai caratteri  innovativi. Alla fine ci hanno dedicato una pagina intera. Subito dopo Repubblica.it ed è lì che è partito quel finimondo di contatti di cui ti facevo menzione con picchi tanto alti e improvvisi da giustificare la chiamata di ARUBA che chiedeva spiegazioni. Considera che dopo il primo mese eravamo linkati a diecimila siti!

LA SOTTOSCRIZIONE COM’ERA STRUTTURATA?

E.B. – Era vincolata al raggiungimento di un numero idoneo alla produzione del film. Non chiedevamo soldi prima. Altrimenti sarebbe stata truffa! Devi sapere che preavisammo il CODACONS riguardo a tutta l’operazione ed eravamo assistiti anche da un legale per tutti i passaggi tecnici. La cifra era otto euro spedizioni e IVA compresa. Uno garantiva l’acquisto del DVD in cambio aveva la possibilità di entrare direttamente, anche votando, nelle scelte creative. Una cosa importantissima che tengo a sottolineare è il mantenimento da parte dei sottoscrittori dei diritti riguardo eventuali proposte creative. In altre parole se utilizzavamo idee o contenuti suggeriti dal sottoscrittore eravamo obbligati a formulare ad esso una proposta economica d’acquisto! Altri progetti in rete simili al nostro effettuavano l’operazione contraria, mascherandola magari…

KS – E POI COS’E’ SUCCESSO?

E.B – Senza entrare in particolari che sarebbero inutili, ti dico solo che abbiamo avuto grossi problemi di gestione nella parte WEB non dovuti a noi. Problemi che ci hanno obbligato ad uno stop di circa quattro mesi. Quando abbiamo ripreso, con un supporto tecnologico migliorato e adatto all’idea che avevamo in mente, ci siamo accorti che avevamo perso l’onda. Praticamente le statistiche sono crollate sino a quasi l’immobilità.

KS – PARADOSSALMENTE E’ STATA PROPRIO LA PARTE TECNOLOGICA A TRADIRVI.

E. B – Proprio così. Abbiamo cercato di ricontattare coloro che ci avevano chiamato, mi riferisco agli organi di informazione, ma come ti ho detto ormai l’idea si era bruciata. Sinceramente debbo dirti che noi siamo anche giunti alla conclusione che con questa idea di partecipazione, di condivisione, di social network, fossimo troppo avanti, almeno qui in Italia. Addirittura poteva spaventare un po’… Abbiamo anche proposto a importanti emittenti Tv di partecipare parzialmente al progetto, anche perchè una fase della produzione prevedeva addirittura  webcam in diretta, partecipazione al backstage ecc. Sostanzialmente c’era la possibilità di realizzare Format innovativi improntati sul vivere una produzione in diretta! Con l’eventualità, tanto per farti un esempio, di chiedere in tempo reale agli utenti se la scena girata era valida o no! La risposta di queste emittenti è stata che la loro struttura non era in grado tecnicamente di seguire un progetto del genere. Pensa se a fianco di questo modo di produrre online si affiancasse un format televisivo! Quali sinergie si potrebbero realizzare. Tant’è che l’idea l’abbiamo registrata. Almeno quello!

KS – ORA CHE NE SARA’ DI ROLE PLAYER?

E.B. – Vedi io ad un certo punto ho dovuto staccare. Da Giugno mi sono fermato. Per seguire quest’idea sono stato davanti al computer anche sedici ore al giorno! A un certo punto ho detto basta! ROLE PLAYER però non è finito. Siamo in trattative con un produttore e certamente i canali in cui ci stiamo muovendo sono quelli più classici. Probabilmente si cambierà la parte iniziale del film ma la struttura portante del film rimarrà più o meno la stessa.

GRAZIE ETTORE, AUGURI PER LA TUA PROFESSIONE e PER THE ROLE PLAYER.

  Ettore Belmondo ci ha poi specificato alcuni dati interessanti del film: il budget era previsto intorno ai seicentocinquantamila euro e per realizzare questo obiettivo ci sarebbero voluti circa centotrentamila sottoscrittori. Ettore e il suo gruppo confidavano sul fatto che se anche si fosse raggiunto un quarto dei sottoscrittori necessari il volano d’interesse sarebbe stato ormai irreversibile tanto da attirare anche altri sponsor. Era stato addirittura realizzato un accordo con una società di Product Placement.

Come considerazioni finali possiamo soltanto rilevare che l’esperienza di Ettore e del gruppo che ha creduto in questo progetto rappresenti una ricchezza e un serbatoio di informazioni a cui chiunque, e nel futuro credo saranno molti, vorrà provare questo tipo di Socialproduction, potrà attingere. Condividiamo la riflessione di Ettore sull’impreparazione culturale a tutti i livelli rispetto ad un progetto di compartecipazione totale come ROLE PLAYER. Sono gap profondi, rispetto ad alcune realtà estere, difficili da colmare. Credo che quel cinema dal basso a cui KS si rivolge possa concretamente iniziare piccole microrivoluzioni atte a esprimere creatività, idee, contaminazioni, innovazioni. Sta già succedendo. ROLE PLAYER dimostra che non è facile, che comunque bisogna costruire un Know How sia meramente tecnico che “etico”, per così dire. Ma l’esperienza di ROLE PLAYER è, a nostro modestissimo avviso, un momento importante per il nostro cinema. Un cinema di autori che dovranno sempre di più fare i conti con tutti i mezzi tecnologici presenti e futuri e con l’espandibilità di questi nei processi creativi, produttivi e distributivi dell’immagine e la sua narrazione.

by Massimo De Angelis (deangeics@yahoo.it)

FINE

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