C’è una bellissima e apparentemente lapallissiana frase che quel genio di Segar fece uscire dalla bocca storta e simpatica di Popeye: “Io sono quel che sono e questo è tutto ciò che sono!”. Per i cultori di BracciodiFerro questa è una dichiarazione di identità, misteriosa e ovvia; indecifrabile eppure indiscutibile.
Ebbene, questa affermazione di se’, si potrebbe applicare alla perfezione al personaggio e al cinema di STEFANO CALVAGNA. Prendere o lasciare. Chi ci segue (cioè i soliti ventiquattro contattisti malefici!) sa che al cinema del cineasta romano già dedicammo un articolo (rintracciabile nell’Archivio- mese di Settembre: IL CINEMA NEOMETROPOLITANO DI STEFANO CALVAGNA) ma, incuriositi dall’aura di omertà in cui l’establishment della critica arruolata ha relegato i lavori del di cui sopra, siamo andati direttamente da Calvagna, negli uffici della sua POKER FILM dentro i studios di Cinecittà, accolti con cordialità da un gruppo di giovanissimi ragazzi che rappresentano l’agguerrito staff del regista de IL LUPO.
Quella che segue è una lunga intervista che talora tocca temi apparentemente lontani dal cinema. Che coinvolge sensazioni ed energie. Che afferma rabbiosamente una volontà di essere “altro” nel contesto di una mascherata desertificazione dell’immagine e della narrazione. Di rivendicare un diritto “anarchico” nei confronti dell’espressione. Non condivisibile a volte; ingenuo in altre, sicuramente perfettibile, senz’altro discutibile, ma dotato di Vita. Quella “Vita” che, per le naturali “compromissioni” di tanti paludati autori, è già una pastoia omogeneizzata, sin dalle prime cucine, da far sorbire più o meno televisivamente ad un pubblico a cui hanno cauterizzato il senso del gusto. Forse, chissà, anche quello della vista.
KS – STEFANO INNANZITUTTO QUAL’E’ STATO IL TUO CINEMA DI RIFERIMENTO, QUELLO CHE TI FACEVA SOGNARE DA RAGAZZO?
CALVAGNA – Direi che ero un grande appassionato dei film di Milian. Li vedevo tutti. A tal proposito mi ricordo che una volta, al vecchio cinema DIANA, mi impedirono l’ingresso… si trattava del film IL LUPO E L’AGNELLO sul quale c’era un divieto censura ai minori. Ero con mio padre e fummo costretti a tonarcene a casa. Mi ricordo quasi un senso di tragedia per me nel non aver potuto vederlo. Allora non c’erano tutti i supporti di adesso e perdere un film significava non rivederlo mai più! Ecco, insomma nasco da questo tipo di film, dai Poliziotteschi.
KS – CHE TIPO DI “RITO” CINEMATOGRAFICO CONSUMAVI?
CALVAGNA – Ho cominciato prestissimo a essere contagiato dal virus del cinema. Ovviamente da piccolissimo andavo con mio padre e mia madre, poi verso i dodici anni cominciai a essere un po’ più autonomo e insieme a un mio amico, prendendo diversi mezzi, raggiungevamo il NEW YORK, a Via delle Cave, sala che non esiste più… mi sembra che ora sia una sala giochi o una cosa del genere. Anche lì il cinema che prediligevamo era quello di azione o poliziottesco come ti ho detto. Era anche il momento in cui apparivano in televisione telefilm come Starski e Hutch, oppure Sulle Strade di San Francisco. Riguardo a quei poliziotteschi di cui ti parlavo recentemente hanno provato qualche remake che non vale neppure la metà della metà di quelli originali, sicuramente un po’ trash ma autentici. La realtà, nel nostro cinema, viene sempre edulcorata. Non parliamo poi della televisione!
KS – PARTIAMO DALLA FINE: DICCI QUALCOSA RIGUARDO ALLA PRODUZIONE DEI TUOI FILM
CALVAGNA – Guarda io non ho mai ricevuto un euro dallo stato o dagli organi preposti ai finanziamenti né per il fondo di produzione né per quello di distribuzione. A me non mi ha mai aiutato nessuno.
KS – INFATTI, ANCHE GUARDANDO I TUOI LAVORI, LA SENSAZIONE E’ QUELLA DI QUALCUNO CHE STA DENTRO LA MACCHINACINEMA MA IN REALTA’ NE STA FUORI.
CALVAGNA – Esatto, è vero. Io non vengo da generazioni o da una famiglia di “cinematografari”. Sono uno che si è inventato con gli inseguimenti sulla tangenziale a centossesanta all’ora senza camera car! Quelli che stanno dentro, come dici tu, fanno volare i lucchetti da Ponte Milvio, io ci faccio volare le revolverate! Poi io rivendico il fatto di essere uno che cerca di dare sempre una morale nei film che fa. Potrà essere opinabile, discutibile, ma è un cinema sfrontato senza peli sulla lingua. Io non mi metto al tavolino con gli indicatori grafici dei gusti della gente o con le tracce dei sponsor, studiando cosa e chi funziona: funziona Scamarcio, Ok… Io a quello nun gne farei manco porta’ un caffè in un film mio! Per dirti, mi avevano offerto regia di fiction televisive, ma erano cose a cui non credevo e ho detto no. Non mi sono omologato al sistema. Io ho una famiglia, un bambino e un mutuo trentennale, avrei potuto accettare e risolvere bei problemi economici ma ho anche sposato un certo modo di essere, di esprimermi, un cinema mio che se fosse altro non sarebbe più tale. La POKERFILM è l’unica produzione in pianta stabile presente qui nei studios, grazie anche ad un gruppo di ragazzi e collaboratori eccezionali, e non sai che soddisfazione aver ottenuto tutto questo senza un soldo di finanziamento statale e ricordando pure quando da ragazzino ero uno di quelli fuori dal famoso cancello di Cinecittà a chiedere di entrare, anche per fare soltanto lo schiavo! Allora venivo cacciato, adesso dopo anni sto qui dentro con una mia produzione! E questo l’ho dovuto alla mia rabbia, alla mia volontà di arrivare. In un mondo di raccomandati io sono stato sempre un raccomandato al contrario.
KS – INFATTI SI AVVERTE QUESTO DATO DELLA RABBIA NEI TUOI LAVORI.
CALVAGNA – Sì è vero, però è anche vero che per questa mia sincerità di fondo sono apprezzato e stimato anche da persone che la pensano all’opposto di me. Io sono dichiaratamente di destra eppure ho dei rapporti di lavoro bellissimi con persone di tutt’altro pensiero. Io sono sempre andato al di là di queste cose! Lo stesso comportamento non l’ho avuto certo nei miei confronti: mi hanno volutamente tranciato le gambe anche quando ero l’unico film selezionato per il festival di Cannes. Se ben ti ricordi ci fu un edizione del festival senza titoli italiani in concorso. IL LUPO in realtà fu selezionato proprio per parteciparvi! Ebbene fui “segato”, per dirla in gergo, da un importante uomo politico italiano! (NDK: Stefano fa il nome di questa persona e ci autorizza anche a dirne il nome. Noi siccome siamo un blog piccolo piccolo preferiamo evitarlo) Ecco, un altro caso di raccomandazione al contrario! Io sono figlio di un orologiaio che col tempo è riuscito ad aprirsi una piccola gioielleria di quartiere e, “grazie” a quelli che m’hanno sparato (NDK: come postammo nell’articolo sopramenzionato STEFANO CALVAGNA alcuni anni orsono, durante una rapina nella gioelleria di famiglia, fu raggiunto da un proiettile che lo colpì a pochi millimetri dall’arteria femorale) adesso posso dire di essere qui in questa vita in una specie di viaggio premio! Sì, hai visto bene, è proprio rabbia quella che vedi nei miei lavori! Poi mi capita di ricevere cose come questa (Stefano mi porge la sceneggiatura originale autografata con dedica di SCHINDLER LIST di STEVEN ZAILLIAN , lo sceneggiatore anche di AMERICAN GANGSTER) e articoli con dichiarazioni di Steven dove definisce IL PESO DELL’ARIA, (uno degli ultimi film di Calvagna dedicato alla realtà dell’usura) come uno dei migliori film da lui visti in un festival a Los Angeles! Con Steven tra l’altro in futuro potrebbe esserci una collaborazione.
(NDK: oltre la sceneggiatura citata Calvagna mi fa vedere con orgoglio una foto di Maurizio Merli autografata dal figlio)
KS - DI TE SI DICE AL MASSIMO: “CINEMA DI GENERE…”
CALVAGNA – Io ho trattato sempre di sociale! Ho fatto film sull’usura, sulla pedofilia, sulle angosce moderne come le crisi di panico, la delinquenza… non c’è un film che non tratti di temi di interesse collettivo eppure mi sono sempre stati rifiutati qualsiasi tipo di contributi… Perchè il ”punteggio” per le commissioni era basso! Allora io che cosa dovrei fare per “alzare il “punteggio?” Forse dovrei fare come tanti che denunciano in fase di progettazione la partecipazione di questo o quel grande nome e poi fare la Supercazzola! (testuale) e intanto se so’ beccati i soldi! Io non voglio essere uno così! Per lavorare ho preso i fidi in banca, mi sono indebitato, ho rischiato io, sulla mia pelle!
KS – EPPURE IO I TUOI FILM NON DANNO UN’IDEA DI POVERTA’.
CALVAGNA – E invece ti garantisco che parliamo di costi molto lontani da quelli che immagini. Uno potrebbe pensare anche a cifre di qualche milione. Non è così, io spendo molto molto meno, quasi una cifra che rasenta un buon videoclip… ridicole rispetto a quelle immaginate ma comunque pur sempre difficili per me e per la mia produzione! Io giro in venti giorni. IL LUPO l’ho girato in venti giorni esatti! In tre settimane ho girato IL PESO DELL’ARIA. E devo dirti, inoltre, per farti capire quale livello di vera indipendenza, non a chiacchiere, ha il mio cinema, che oltre a non avere mai avuto niente da nessuno mi sono andato a cercare personalmente anche le esercenze!
KS – OK, MA I TEMPI DI PREPARAZIONE?
CALVAGNA – Due settimane!
KS – E PER LO SCRIPT?
CALVAGNA – Quello del LUPO ad esempio è stato di trenta giorni. Trenta giorni per la sceneggiatura completa.
KS – ECCO PROPRIO SULLO SCRIPT VOLEVAMO SAPERE QUALCOSA DI PIU’: COME, QUANTO, DOVE SCRIVI?
CALVAGNA – Io non seguo nessuna regola canonica del tipo Soggetto- Trattamento. Per me è solo una perdita di tempo e come ti ho spiegato, nel mio cinema, la questione tempo è fondamentale. Anche lo story board è una cosa che neppure considero. Dal momento che io ho maturato e ho in mente una storia buttò subito giù la sceneggiatura. Neppure una scaletta; parto subito con SCENA 1 e comincio a scrivere. Scrivo a penna, su un bloc notes, di notte. Questo perchè nel momento in cui io comincio a scriverlo in realtà il film è già tutto nella mia testa. Poi, talvolta, sul set, mi capita di cambiare se un’idea nuova mi colpisce particolarmente.
KS – COME TI PONI VERSO LA CRITICA. SPESSO IL TUO CINEMA E’ GIUDICATO A PRESCINDERE PER VIA DI PREGIUDIZIALI IDEOLOGICHE O POLITICHE, INSOMMA TI SENTI POCO CONSIDERATO?
CALVAGNA – Il mio pensiero verso la critica è che debba essere una specie di arte in grado di mettere in relazione il lavoro dell’autore con il suo tempo e con gli spettatori, con il pubblico insomma. Quando è pettegolezzo, piccolo rancore, diventa meschino. Ad esempio mi dispiace quando la vedo esercitare così da ragazzi aspiranti o sedicenti critici, in vari siti internet. Questi dovrebbero sostenere il mio cinema non foss’altro per il fatto che io rappresento il caso tangibile di uno che in qualche modo ce l’ha fatta senza “amici” o raccomandazioni. Io mi sono conquistato un pubblico particolare, costante nel tempo, sul mio sito ho quasi centottanta visite settimanali. Mi ritengo una persona sempre disponibile, parlo con tutti e sono assolutamente aperto. Mi dispiace quindi vedere e leggere cose assurde. Sull’uomo spezzato ho letto cose del tipo :” Calvagna che caricava le forze dell’ordine con i suoi amici camerati…” Cose ridicole di questo livello. Per dirti una cosa banale io ascolto un cantautore come De Gregori che è lontano da me per idee politiche anni luce, perchè, come ti ho già detto prima, ho sempre cercato di saltare queste categorie. Purtroppo ragazzi che dovrebbero avere la mente aperta si fermano al dato più gretto e misero.
KS – NEL TUO CINEMA SPESSO AD ESSERE PROTAGONISTA E’ LA CITTA’
CALVAGNA – Si’, sono d’accordo. In tanto cinema italiano che vedo spesso è solo uno sfondo. Se inquadro un sanpietrino cercò di scrostarlo, di restituirlo nudo com’è allo spettatore. Almeno ci provo. Cerco di filmare quella Roma che a mio modo di vedere dai tempi di Zampa non è stata più ripresa. Ho tentato di rendere l’oscurità e il senso di desolazione di una Piazza della Repubblica, di notte, con una lampada e una macchina a mano, senza autorizzazioni, attraversando una Roma di barboni, senza casa, sbandati, vagabondi… La notte puoi riconoscere veramente le persone per quello che sono. Ecco, cerco di raccontare questa Roma, quella che sento e conosco sulla mia pelle. E’ di notte che incontrai Luciano Liboni mentre giravo L’Uomo Spezzato.
KS – VOLEVO PARLARTI UN MOMENTO DEL FILM CHE HAI FATTO SU CANTATORE (NDK: A Pugni Chiusi, A Cuore Aperto), SINCERAMENTE L’HO TROVATO DELUDENTE: NON AVEVA NIENTE CHE L’HO AVVICINASSE AL TUO STILE SEMBRAVA UN LUNGO E INUTILE VIDEOCLIP…
CALVAGNA – Sì, debbo spiegarti qualcosa rispetto a questo film. Si è trattato dell’unico lavoro che ho fatto su commissione. Non l’ho mai sentito davvero. Addirittura per le scene nella foresta, in Germania, mandai solo i miei operatori. Non sono mai riuscito ad entrare in sintonia col personaggio che tu hai citato nella domanda. E inoltre debbo dirti che attraversavo un momento personale delicato. Una persona che mi era carissima aveva assoluto bisogno del mio aiuto, così ho accettato questo lavoro, lo ammetto, per una necessità economica.
KS – TORNANDO ALLA CITTA’ COME PROTAGONISTA CHE NE PENSI DI ROMANZO CRIMINALE E DELLA SERIE OMONIMA IN ONDA SU SKY?
CALVAGNA – A parte FATTI DELLA BANDA DELLA MAGLIANA tutto quello che ho visto sull’argomento non mi convince. Per quanto riguarda la serie che tu hai nominato la trovo ridicola. E in aggiunta ti dico che c’è un messaggio pubblicitario di una diseducatività incredibile! Vedo per la città cartelloni con la foto di un personaggio e sotto la didascalia : Io ho ucciso; Io mi sono venduta; Io ho ammazzato. Con la chiosa che il crimine paga. Vorrei sapere un ragazzo di dodici anni come subisce una cosa del genere! Quando poi, a me, hanno vietato ai minori di quattordici anni un film come IL PESO DELL’ARIA (NDK: Cruda storia di rapporti tra usurai e vittime) e vuoi sapere per quale ragione? Per il messaggio di vendetta del protagonista nei confronti dell’usuraio! Quando poi su Sky, che praticamente è vista da tutti, passano tranquillamente cose di questo tipo!
KS – SI E’ SPESSO PARLATO DELLA TUA “SIMPATIA” PER I CATTIVI IN ALCUNI TUOI FILM.
CALVAGNA – Guarda, io me so’ rotto li cojoni de vedè i Marescialli Rocca che salvano i gattini sul cornicione! Io voglio parlare anche dei cattivi. Noi non li conosciamo: Questi mangiano, dormono, scopano, leggono! Hanno battute che sono migliori delle nostre. Nel mio cinema li voglio capire e li voglio raccontare i cattivi.
KS – QUALI REGISTI APPREZZI E STIMI IN PARTICOLARE? AD ESEMPIO CHE NE PENSI DI SORRENTINO?
CALVAGNA – Sono un cinefilo malato. La notte carico due, tre dvd se non sto scrivendo su qualcosa. Ho amato Sorrentino sino a Le Conseguenze dell’Amore. Poi Sorrentino per me è finito. IL DIVO è un film da Bagaglino! con un gigantesco Toni Servillo ridotto a livelli di macchietta. Se l’avessi fatto io Il Divo mi avrebbero messo davanti ad un plotone di esecuzione! Se vuoi sapere chi stimo moltissimo ti dico Callegari: Amore Tossico e L’Odore Della Notte sono due film grandissimi che raccontano una Roma che neppure i romani conoscono, raccontata e girata da uno del nord per giunta!
KS – STAI LAVORANDO A UN NUOVO FILM: L’ULTIMO ULTRAS, CE NE VUOI PARLARE?
CALVAGNA – Non è un film sul mondo del calcio ma sul mondo ultras. E’ un film che in molti mi avevano chiesto e alla fine mi sono deciso a farlo. Per me è stato un po’ tornare indietro in un passato di fatti e storie che conosco direttamente, non come vedo fare a veline o giornalisti che non sanno un c… di quello di cui stanno parlando e sputano ricette e sentenze su una questione di cui sanno meno di zero. E’ una vicenda a cui ho dato un taglio sociale nel raconto di un dramma personale ed essenzialmente parla della violenza non degli stadi ma della società; della fame, del bisogno e del consumo della violenza che il personaggio principale, un ragazzo della media-alta borghesia, sente dentro se stesso come un demone che lo divora. La sceneggiatura è ancora aperta perchè sto valutando altre idee e pare che stavolta una grossa major sia interessatissima al progetto.
KS – ALL’ESTERO COME VANNO I TUOI FILM?
CALVAGNA – Io sono più apprezzato all’estero che in Italia. L’UOMO SPEZZATO (NDK Film che narra la drammatica storia di un professore ingiustamente accusato di molestie da una sua allieva) è stato venduto a Hongk Kong e in India ha partecipato a festival molto importanti riscuotendo ovunque apprezzamenti. In Australia ho vinto un Festival con SENZA PAURA (NDK storia di una banda di malviventi in stile tarantiniano) un opera d’esordio a bassissimo costo di neanche ottanta minuti dove porto ALESSIO BONI per la prima volta sul grande schermo con una parte da protagonista. Un film con duemila limiti! Girato in due settimane! Con un operatore che quando doveva fare uno “schiaffo” si ribaltava! Penalizzato da un doppiaggio totale dovuto al fatto che l’ultimo giorno di riprese per una partita a gavettoni tra il maestro d’armi e un altro del set tutto l’impianto fonico è saltato! Comunque alla fine riuscimmo a fare un prodotto dignitoso tanto da ricevere i complimenti di G.L. RONDI che mi definì un Quentin Tarantino italiano. Magari esagerati anche perchè lo ritengo il mio lavoro senz’altro più artigianale. La presa diretta gli avrebbe conferito uno spessore diverso.
KS – IL TUO CINEMA, COME ALTRI, SOFFRE POI DI UNA CRONICA MANCANZA DI SPAZI.
CALVAGNA – Parlano tanto di aiutare il cinema giovane, i nuovi autori, poi quando vai a vedere i multiplex hanno sei sale con lo stesso film americano! Allora ridatemi il Diana, il New York, ridatemi le seconde visioni dove si riusciva a raccontare un cinema popolare e di genere!
“…Io parlo di mostri e di gente che combatte coi mostri, parlo del fatto che a furia di avere a che fare con i draghi impari a sputare fuoco perchè questa è stata un po’ la mia vita è questo è il cinema che so fare!”
Oltre l’impegno per L’ULTIMO ULTRAS, Calvagna assieme a Teresa Maliszewska sta producendo con la POKER FILM l’opera teatrale QUANDO PARLA IL SILENZIO di Elisa D’alterio per la regia di Flavio De Paola. Si tratta di una sorta di noir teatrale ambientato nell’epoca del proibizionismo e della mafia italo americana. In scena al TEATRO SETTE, Via Benevento 23, dal 27 Dicembre 08 al 4 Gennaio 09.
Insomma, per come la pensiamo noi di KS, di passioni e rabbie alla Calvagna il nostro cinema avrebbe molto bisogno. Saltando il discorso sui generi, i punteggi, le critiche, gli autori… Qui si parla di energia, di voglia di raccontare un piccolo frammento di mondo, di entrare in contatto con quella parte di società che le immagini le subisce soltanto, ponendosi alla loro altezza. Con tanti limiti, con molto entusiasmo, con la voglia di narrare senza mettersi in cattedra. Col proprio portafoglio le proprie idee e il mondo che si vuole rappresentare.
“Io sono quel che sono è questo è tutto ciò che sono!”. Lo Faceva dire Segar ad uno dei filosofi più grandi del novecento. Sembra poco, ma è così difficile.
by Massimo De Angelis – kinescrivere.wordpress.com