LUCIANO VINCENZONI ed ERNESTO GASTALDI sono due signori più o meno della stessa età (Vincenzoni è del 26) che hanno segnato l’immaginario collettivo del nostro paese dal dopoguerra sino a quasi i giorni attuali. Per un blog come il nostro che privilegia e scruta il mondo della scrittura per immagini si tratta di due icone imprescindibili. Non staremo qui ad elaborare esegesi sui copioni dei due. In rete (almeno lì) troverete filmografie a bizzeffe (nel caso di Gastaldi anche una corposa bibliografia in quanto il nostro è stato scrittore di fantascienza e gialli con vari pseudonimi americaneggianti come Julian Berry, ad esempio) qui vogliamo solo parlare brevemente di due opere indispensabili per chiunque voglia conoscere di più sulla storia del cinema e del costume italiano.
PANE E CINEMA - Gremese Editore di Luciano Vincenzoni e VOGLIO ENTRARE NEL CINEMA!- Storia di uno che ce l’ha fatta- di Ernesto Gastaldi - Mondadori, collana BUM- fuori catalogo, sono due autobiografie che attraversano con giocosità tragica da commedia dell’arte cinquant’anni di storia nazionale vista sotto la lente ipertrofica del mondo di celluloide. In comune i due hanno una leggerezza straordinaria di racconto, una infinità di dettagli che disegnano scenari intimi e sociali e la caratteristica di essere “emigranti” (Vincenzoni di Treviso; Gastaldi di Belluno… se non ricordiamo male) arrivati nella tentacolare e mafiosissima Roma cinematografara dell’immediato dopoguerra o giù di lì da assoluti spiantati e non raccomandati. E’ un mondo picaresco e avventuroso quello che raccontano dove però la determinazione dell’atto creativo, dell’interpretazione dei propri tempi attraverso la parola scritta, sono i capisaldi di riferimento. Vincenzoni è stato preminentemente un Soggettista, termine questo che il cinema e la televisione attuale hanno cancellato causando danni incalcolabili sul livello medio della narrazione offerta, un facitore cioè di racconti per immagini, un realizzatore di quel mattone basilare, essenziale, che sta alla base di ogni progetto filmico: la storia in sè esposta in forma narrativa. Gastaldi invece si formò alla palestra di quella editoria cosidetta d’evasione che lo ha condotto ad una scrittura più di genere forse ma di uguale impatto figurativo e cura artigianale verso il meccanismo dell’intreccio.
Dalle due autobiografie traspare una nazione, un cinema e forse uno spirito sociale di comunità che non esiste più. Considerare però queste due notevoli opere (non foss’altro che per la grazia “popolare” di una prosa semplice, diretta, immediata ma non banale o rapida) come reperti di archeologia storica cinematografica sarebbe una svista colossale. Nei due libri ci sono in chiaro e opportunamente criptati, visioni, prefigurazioni, osservazioni sui nostri tempi e sul ruolo della scrittura e sulla determinazione che quest’ultima richiede per centrare temi e riscuotere attenzione.
Entrambi narrano di un mondo vitale, mobile, pieno di energie e di truffatori, di opportunità e di pataccari ma comunque caldo, vivo, generatore di eventi e forze. Il confronto con lo stagno di gesso attuale è sconfortante. Nonostante la moltitudine (finta il più delle volte) di piattaforme, di soggetti attivi nel mondo del’audiovisivo. Forse anche l’atteggiamento degli autori, di coloro che hanno scritto cinema dal dopoguerra sino ai tremendi anni ottanta, constava di una deontologia magari non percepita come tale ma naturale nel concetto stesso di creatività.
Insomma sono due viaggi avventurosi e straordinari dentro noi stessi. All’interno di quei film che abbiamo amato e che speriamo amino anche le prossime generazioni. Verso quelle battute che sono entrate e tuttora restano nel parlato comune. Vincenzoni e Gastaldi ci portano indietro per indicarci un futuro possibile. Nell’oceano di aneddoti, di storie, di vicende, di incontri, di donne, di uomini, di film fatti e di altri (i più) sfumati, v’è sempre un pudico riferimento al potere della storia scritta, o da scrivere, alla sua miracolosa intenzione di riferire una sintesi rivelatrice.
Leggeteli (quello di Vincenzoni è uscito da un paio di anni ed è in catalogo ancora mentre reperire il titolo di Gastaldi è un po’ più difficile) come se fossero due sceneggiature. Perché è questo che sono: due straordinari film sull’Italia e sugli italiani, dietro e davanti lo schermo. Entrambi hanno finali malinconici, struggenti quasi, come a testiminiare di un mondo che non esiste più. Recuperarlo e reinventarlo sarebbe il compito di chi si accinge a riempire un A4 bianco. Tutto il resto è grande fratello.
Ascirivicerci, alla prossima.