Nel novero di una enorme serie di inizative festivalcinematografiche (segno di salute? mah!) stiamo assistendo alla CdC (Casa del Cinema . Roma. Villa Borghese) al Without Borders Film – www.withoutbordersfilm.org - dal 1 al 3 Luglio. Il festival tende a riunire pellicole che narrano di superamenti di confini e barriere morali, etniche, religiose o fisiche.
In questo quadro il programma svaria tra varie cinematografie (olandese, statunitense, iraniana, pakistana, ecc) con lunghi e corti, fiction e docu (in tutto una ventina di opere) e la presenza di autori e interpreti dei lavori presentati.
Oggi abbiamo assistito all’interessante DUNYA AND DESIE – Olanda 2008- regia Dana Nechushtan - il candidato orange agli oscar per il film straniero 2008. Un film che mescola i toni della commedia con quelli del romanzo di formazione. L’opera tratta in modo lieve argomenti duri come le differenze culturali, etniche, religiose superate però dal senso dell’amicizia e dai valori assoluti della vita. La trama intreccia le sorti di due giovanissime amiche ( la marocchina Dunya coinvolta dagli stili di vita occidentali ma ancorata a un retaggio culturale famigliare che tende ad opprimerla e Desie, più spregiudicata ma fondamentalmente innocente) che attraversando l’Olanda e il Marocco scopriranno nel loro profondo legame i motivi per abbattere steccati imposti da condizionamenti “adulti” di ogni genere per vivere infine pienamente le loro esistenze.
Un film che giostra toni e temi con una notevole delicatezza pur lambendo sempre argomenti durissimi e che guarda attentamente alle concrete possibilità di reale e vivificante possibilità di integrazione degli immigrati di seconda generazione. Un argomento, questo, che il nostro cinema di “immigrazione” appunto (talmente tanti i titoli che recentemente è uscito un volume che li riunisce tutti in sede critica) ancora non ha colto bypassato dalla cronaca, spesso nera ma anche sportiva, a conferma che spesso i nostri autori, le nostre vedette, le avanguardie della società, arrivano dopo i fuochi o a vacche già scomparsissime.
DUNYA AND DESIE è un buon lavoro, ben scritto, con forse una certa patina melensa che di tanto in tanto inceppa quei toni amari che, una storia come questa, doveva lasciar intravedere con più esattezza. E’ un film sul valore dell’amicizia e della vita a dispetto delle forze enormi che agiscono per dividere tramite le dottrine religiose o le apparenze più immediate o le tradizioni ataviche. E’ troppo eccessivamente femminile in tutto ma, nel giudizio complessivo, dobbiamo rilevare che è una pellicola che coglie il contemporaneo contraddittorio e lo rielabora con formule narrative tradizionali elaborando un impianto che si tiene in piedi in modo degnissimo.
OFF AND RUNNING – di Nicole Opper – Docu – 2009 USA, secondo film in programmazione, è invece una storia più complessa in cui si incrociano e interagiscono molteplici “diversità”. La linea principale vede la giovane ragazza di colore, Avery, entrare in un tunnel di confusa sofferenza alla ricerca delle sue origini per scoprire che in fondo erano lì nella famiglia bizzarra ma salda in cui era cresciuta.
Un Docu in digitale in realtà molto più complesso e intrigante che una evidente piattezza nel “girato” non lascerebbe supporre. La famiglia trasversale di Avery (due madri lesbiche, un fratellino coreano, un altro a cui è intimamente legata) è descritta con chiarezza e rigore e apre uno squarcio interessantissimo di “quieta veritas” sul concetto in divenire di famiglia nella società americana, su un modello sociale basato sull’unica pregiudiziale del creare affettività e comprensione reciproca indipendentemente dai schemi gerarchico-famigliari convenzionali.
Si tratta di un film “strano” che offre molti spunti di riflessione e che, onorando appieno il motivo del festival, supera una infinità di barriere semplicemente raccontando una storia di amore perduto e ritrovato. Piccolo romanzo postmoderno di formazione in una america stelleestriscie che cambia pelle dal suo interno, che ha inquietudini e che, come ha recentemente e splendidamente detto Eastwood, affronta la sua vera sfida moderna nel “Capire”, gli altri e se stessa.
Insomma piccole cronache da un Festival davvero internazionale sia nei rappresentanti che nei temi. Ve lo racconteremo anche nei prossimi giorni magari con qualche intervista se ci riusciamo.
Ascirivicerci! alla prossima!