Sembra che alcune premonizioni da SF sociologica si stiano avverando. Soprattutto per ciò che riguarda i consumi e la loro ritualistica. Il cinema, probabilmente, sarà una delle prime realtà a inverare tali precognizioni. La Sala, questo luogo diventato un archetipo autoreferenziale, questo “non” luogo, verrebbe da dire, questo luogo altro da se’, fragile cartilagine tra il sogno e la realtà, tra lo spazio concreto e quello irreale, warmhole temporale, traslazione asincrona di corpi e dimensioni eppure provvista di una sua identità precisa, materiale, strutturale, ebbene, tutto questo, già sgretolato peraltro da una inflattiva torrenzialità di immagini e didascalie, sta tendendo alla sparizione.
Il cinema sarà, o già è, un consumo privato, clandestino(?), postale, appiattendo ancora di più la sua fascinazione, quel potere penetrante e collettivo dell’immaginazione realizzata, così svalutata ora, mutilata dal suo senso e(ste)tico. Ciò potrebbe non essere un male; certo, la considerazione, quella cioè di un arte, il cinema perlappunto, che ha sclerotizzato la sua proposta più intima e rivoluzionaria a causa di una disturbante cultura e vellicazione dell’immagine alimentare, sessuale e mercantizia, riducendosi a icona come altra, a un enclave di devoti e fedeli tipo feticisti del piede o circolo degli scacchi, viene quantomai attuale accertata la sua sdoganazione da cattedrali che non merita più (la sala dunque) nè economicamente nè per capacità di adunare o sedurre.
Dunque i nuovi postriboli del testo visivo sono nella reductio degli schermi, nella privatezza del consumo, possibile ovunque e a chiunque. www.theauteurs.com rappresenta questo nuo
vo tipo di cultura e di consumo. Non crediamo che sia un male, come abbiamo già detto, è soltanto un percorso obbligato. Niente di più in fondo.
theauteurs.com è un sito che offre in streaming miriadi di titoli. Il concetto del sito è più o meno quello di preservare e diffondere o quantomeno rendere disponibile una moltitudine di film che per varie ragioni sparirebbero fisicamente. Sostenuto da Martin Scorsese con la sua World Cinema Foundation sostenuto addiritura dal Programma MEDIA UE ,theauteurs è sostanzialmente una cineteca virtuale che privilegia, il dimenticato, il non visto, lo sconosciuto. Generalmente la visione di un film, previa iscrizione, costa sui 5 euro ma spesso, sia pure per periodi limitati, sono disponibili titoli in completa gratutità. E’ notevole la qualità dello streaming e questo è indubbiamente uno dei punti di forza del sito.
La sterminata library mondiale di film esistenti assomiglia oramai alla borgesiana biblioteca di babele e il sito coglie nel recupero di una memoria cinematografica, icononauta, sia pure frammentizia e desordre, il suo senso più nobile. Non è, come qualcuno, equivocando, ha scritto, un luogo per cineasti mancati, per cortometraggisti ramenghi, per indipendentari rancorosi transnazionali bensì si tratta di un deposito, di un magazzino d’oggetti sommersi la cui rinascita è affidata all’utenza, a coloro che cercano nel cinema quel bisogno di comprensione, di empatia, di prospettiva altra necessaria per intraprendere la contemporaneità.
Del resto, a ben guardare, un sito come questo non fa che interpretare la funzione dei cineclub, dei cineforum, ora come allora per scoprire una cinematografia sepolta ingiustamente, censurata (dal punto di vista del mercato intendiamo), invisibile. E’ quindi tutta la cinematografia mondiale, dalla turca alla giapponese, dall’indiana all’africana, a essere chiamata e resurrezione. Come se il cinema viaggiasse in un futuro retroattivo. Questo ritroso davanti a noi è il cuore pulsante di un’operazione simile ed è forse la stessa sfida ardua che gli autori debbono intraprendere.
La memoria dell’immagine e della parola, ma anche la sua riproiezione poichè queste due istanze non restano inerti: lontanamente, da luoghi e spazi e tempi sconnessi cercano una prossimità; immagini che si reiterano, parole e personaggi che compiono il loro ciclo per reincarnarsi. Tutta l’immagine e l’immaginazione sepolta che torna (a volte) per dirci che sono esistiti film turchi, filippini, cileni, uomini (e no) persone e personaggi ai quali non ci possiamo sottrarre né come autori né come spettatori.
Dunque la Sala, la Sala Cinematografica, non è un luogo destinato alla sparizione ma alla mutazione e, probabilmente, il quesito vero non sta nelle storie, nel sense of wonder, nell’immaginario collettivo, per il cinema, per la narrazione in generale, si tratta di ridiscutere gli spazi, gli spazi fisici, i confini cartacei e mentali insieme. Di ridiscutere l’indiscusso, l’indiscutibile forse. Niente paura però, nel difficile compito, ci sorreggeranno i morti, le storie inascoltate o che non ci hanno detto. Allora viva i dimenticati.
Ascirivicerci, alla prossima!
(NON CI SIAMO DIMENTICATI! PROSSIMI POST SUL SOGGETTO CINEMATOGRAFICO. PROSEGUIREMO CON CONSIDERAZIONI E NOTE GIA’ AVVIATE NEI POST PRECEDENTI)
