Ebbene sì, siamo ancora vivi. Cannes è finito e Pudovkin, il cane colitico e artritico che fu uno dei fondatori di questa ormai leggendaria testata, ha detto che, tra i tanti guai, almeno ci è stata risparmiata la iattura di vedere il film di Moretti premiato… Ma non è di premi e di riconoscimenti che vi vogliamo parlare. Questo post è dedicato alla rieditazione da parte della casa editrice Omero di un superclasico della manualistica di genere: STORY di Robert MCkee sta un po’ al manuale delle giovani marmotte per una giovane marmotta (paragoni di questo genere dovrebbero farvi capire tante cose di questo blog…)
La veste grafica e la traduzione sono quasi le stesse della vecchia edizione (una piccola casa editrice che mi sembra si chiamasse International Forum) il prezzo invece è sensibilmente inferiore. Questa nuova edizione costa venticinque euri (i).
Orbene, lo abbiamo letto tutto, e subito vi diciamo che, a libro chiuso, ci è restata dentro una strana sensazione. Va detto che si tratta di un libro che alterna parti molto tecniche a fulminanti considerazioni “umane” sullo scrivere, sull’essere scrittori per immagini che vivono in un’economia di mercato, sul sacro e sul profano dell’arte di scrivere per lo schermo. C’è, questo va riconosciuto, una grande empatia verso la persona, l’eventuale autore, a cui l’opera si riferisce costantemente. E’ un manuale che “parla” a chi si accinge a scrivere, a chi aspira a scrivere, a chi già scrive ma in una forma non organizzata e pienamente consapevole. Anche nella sua parte più tecnica, che quasi stordisce per la messe di considerazioni e di frazionamenti studiati e scandagliati della “cosa” STORIA, non sospende mai questo colloquio molto umano, molto concreto, verso il lettore. E’ un libro che “serve” che deve essere usato, crediamo che con questo spirito Mckee lo abbia concepito e questo spirito è vivo, vero, visibile. Alcuni pensieri e riflessioni sull’essere autore poi sono davvero di una straordinaria e addirittura toccante profondità. Chiunque si sia messo almeno una volta davanti al computer, alla macchina da scrivere, ad un blocco di carta, con l’intenzione di scrivere una STORIA ci si riconoscerà con così tanta chiarezza da fargli sembrare che Mckee stia parlando direttamente a lui!
Ciò detto ritorno però a quella sensazione. Sì, perchè il libro è anche un insieme di contraddizioni. Un tentativo “cosmogonico” di spiegazione dell’oggetto storia. E’ pervaso da quell’ossessione tipicamente americana di “inscatolare” Dio dentro una confezione di qualche prodotto (vendendolo poi come Dio, e non come “prodotto”…) si riferisce poi al mercato americano e per noi, noi colonizzati italici, certi numeri, certe cifre, certe opportunità citate fanno semplicemente sorridere. Inoltre è un manuale che rivendica la trettificazione aristotelica come forma supremamente vendibile, artisticamente superiore alle altre e seppure in modo larvato viene affermato il concetto che ogni tipo di originalità e sperimentazione dovrebbe essere giocato su questo campo. E’ un punto di vista che ha delle sue ragioni ma che confligge, in parte almeno, con quell’esortazione ad essere “artisti” a creare la grande opera che spesso, nel corso di STORY, incontriamo. Insomma è ad una scritturacinema molto classica nella sua struttura che l’autore riserva le sue attenzioni, è quella che suggerisce, è quella sulla quale invita gli aspiranti autori a sfidare la propria capacità di renderlo sempre nuovo e originale. Essere originali e innovativi entro la forma classica. Sì, è una visione in fondo molto statica della creatività, molto meno rivoluzionaria di quello che può apparire leggendo il libro. Insomma, quella sensazione di cui sopra, è una certa predisposizione ad una monovisione della scrittura, ad essere uno e trino, ad avere un rischio calcolato e al contempo una prospettiva artistica e “nuova”. A voler, in definitiva, razionalizzare, spiegare, troppo, un po’ troppo, rispetto al dovuto, allo spiegabile. E’ un libro di grandi ambizioni e pretese, pensato in “grande”, americano USA sino al midollo, quasi in cerca di un sense of wonder nella didattica di genere.
Ecco, appena chiuso, ci è venuta voglia di respirare, di “dimenticarlo”. Nella biblioteca di Arnaldo (il benzinaro di Torpignattara cofondatore di KS grande tombeur de Femme) dedicata alla sceneggiatura, abbiamo ripreso quel piccolo “libretto” di Age : SCRIVIAMO UN FILM. Così maledettamnete italiano, quasi autoironico, breve, con quel tanto di “orrore di stesso” petroliniano che ce lo fa sentire così caldo seppure informato e tecnico anch’esso. Grande differenza di peso e di tonnellaggio tra i due: quello di Mckee pare un trattato di anatomia per storie (e narratori…); altresì quello di Age è un piccolo manuale preciso eppure pervaso da una strana timidezza, da quel tanto di ineluttabile e poeticamente inspiegabile che esiste nel creare storie. C’è una strana, quasi simbolica, enorme differenza tra i due volumi.
Ciò che in via ultima, sommessamente, vi consigliamo, è di averlo con voi questo libro di Mckee. Si impara tanto e credo che sia uno di quei volumi che si apprezzano mentre si scrive, che possono rappresentare un utile compagno di viaggio verso la meta di una decente drammaturgia. Uno di quei libri che finiscono per essere riempiti da evidenze colorate, sottolineature, note a margine con la matita. Un libro fatto per far meglio le cose. Sì, tutto sommato, merita la sua fama.
Eppure preferiamo quello di Age…
Ascirivicerci, alla prossima.
NEWS-NEWS-NEWS (insomma, quasi news…)
Under 35! Muovete i deretani! Il Solinas col patrocinio di RAI CINEMA bandisce il concorso EXPERIMENTA. Progetti per lungometraggi low budget!! Per ogni informations andate sul sito www.premiosolinas.org
CINECITTA’ si mostra! Finalmete gli studi aprono al pubblico!! Noi ci siamo stati e ve lo racconteremo nei prossimi post. Biglietto a dieci euro. Orario 10.30-18.30. Ne vale la pena!!
Il Pescaracortoscript ha messo in rete i nomi dei finalisti (sembra che in quest’edizione ci sia stato un boom di invii) premiazione prevista per il 15 Giugno a Roma.