ULTIMO TERRESTRE (speriamo ultimo veramente)

Il pattuglione italiano di film veneziani (trenta, quaranta, compresi i documentari, si è perso il conto) si fregiava quest’anno d’una punta di diamante tutta alternatività e innovazione. Si trattava di L’ ULTIMO TERRESTRE dell’ottimo fumettista, graphic novelist, Pacinotti in arte GIPI. Era un po’ il famoso “nuovo che avanza” (non che avanza in senso di scarto) del cinema nostrano. Un nuovo fronte di qualità da ostentare oltre tutto lo straluccichìo della cosidetta “nuova commedia italiana” con titoli di alto spessore come IMMATURI o LA BELLEZZA DEL SOMARO (effettivamente l’unica cosa che si salvava, il somaro intendiamo). Allora ecco che bisogna si dimostri che siamo un po’ genietti e coraggiosi e sperimentaloni pure noi; cosa meglio dunque di un fumettista introverso, di un produttore introverso, di un soggetto introverso e di un attore introverso pure lui? Del resto non si vive di solo Ricky Memphis! Per Giove! (in questo caso ci sta proprio bene) Pure noi si sperimenta, si battono strade nuove, si scava! Si scava! E poi, parliamoci chiaro, ormai una “Veneziata” non si nega a nessuno! Peccato per  i tempi d’oro di Banfi e della Fenech! Sai che diciotto, ventotto( ma che dico: quarantotto!) minuti di applausi al cospetto di certe docce! Di certe insaponate! Adesso sarebbero passati a “Controcampo Italiano” (premio il cui senso è più difficile da comprendere delle regole del Baseball) e di certo avrebbero vinto almeno uno dei centodiciassette premi che si assegnano al Lido (tra cui il famoso Premio Copertone del Pubblico al film con più significative immagini di pneumatici, o cambi di gomme, al suo interno). Sicuramente anche Pacinotti e Procacci vinceranno un premio (speriamo lo assegnino all’alieno più che al terrestre ma temiamo il contrario) e poi già hanno avuto 15 minutes di applausi (come cazzo si fa ad applaudire per quindici minuti! Ci ho provato, dopo due se non sei allenato entri in crisi peggio che sul Gavia) come fedelmente riportato dall’applausista ufficiale del Festival, cioè la brava  e simpatica giornalista del Messagero Gloria Satta (ogni suo pezzo indicava i minuti di applausi per i film italiani che, di media, si attestavano intorno ai 10 minuti e ventisette secondi). Inoltre tutti i critici che contano si sono sperticati in lodi che non vanno sotto lo “Straordinerio” di Sacchiana memoria.

Ebbene, noi di KS siamo andati a vederlo L’ULTIMO TERRESTRE. A parte il fatto che se fossi un alieno mi incavolerai come… come un alieno appunto nel farmi rappresentare così sciattamente! Cribbio se avevano bisogno di un cento euro in più per comprare un costume perchè non chiedere una sottoscrizione! Tanto ormai è d’uso! Anzi usciva una cosa pure più progressista e alternativa con la partecipazione popolare alla realizzazione dell’alieno! Questo è vero socialismo moderno, altro che Veltroni! Vabbè, glisson (se scrive così, bho!) sull’occasione di democrazia popolarcinematografica mancata, però, pure gli alieni, c’hanno i loro diritti, cioè è come se rappresentassi un nativo d’America con una collana di specchietti appesi al collo e una penna sopra la capoccia. Pudovkin (il cane artritico e colitico, critico cinematografico con tessera Anica Agis di cui spesso vi ho parlato) ovvero l’altra colonna di KS e mio compagno di sventura spettatoriale, mi ha spesso suggerito che il vero alieno del film era Herlitzka, e che c’era tutto un sottotesto beckettiano che la mia incultura mi impediva di comprendere. Lui diceva che era così un po’ perchè il buon Herlitzka ci somigliava di più dell’alieno finto a un alieno vero e un po’ perchè era talmente di un livello superiore rispetto al livello del tutto che alla fine faceva la parte dell’extraterrestre. Per quanto come cane sia discutibilissimo (guarda i sederi delle ragazze, effettua tremendi peti, si ostina a votare DP di Capanna nonostante siano stati rapiti dagli alieni, quelli veri, entrambi da decenni) debbo riconoscere che come critico a volte ci prende. Vabbè, mettiamo che l’alieno era Herlizka, ma il resto, il resto cos’era? Il resto era assolutamente terrestre! Terra terra, anzi sottoterra. Per essere più chiari raramente abbiamo visto su uno schermo cinematografico un tale ammasso di scialbi bozzetti incoerenti e privi di nesso. Questo tipo di strada autoriale (scusate ma le tredicimila regole sulla drammaturgia che sempre vanno sbandierando gli addetti ai lavori qui dove stavano?) personalistica, ma di un personalismo fine a se stesso, può fare molti danni a un cinema che ha nell’impianto progettuale STRUTTURALE del film prima del film e del film durante il film un suo, IL suo, punto debole. Questo cercare il genialoide solipsistico, questo asso da un mazzo di carte truccato, questa mossa del disperato, è un clamoroso ritorno indietro rispetto a un SISTEMA di progettazione che privilegi e allevi professionalità definite in settori prestabiliti.

ULTIMO TERRESTRE è il classico film che non ha nè capo nè coda (come si diceva una volta e come dice anche Pudovkin). Lasciato nelle mani di un autore che con assoluta evidenza non ha alcuna consapevolezza di cosa sia un copione cinematografico, o meglio, una storia che non sia soltanto quante masturbazioni fa al giorno il sedicente protagonista ma UNA VERA STORIA, il film non si regge su nulla: non ha uno stile visivo o narrativo, non ha una narrazione interna o esterna; utilizza macchiettismi e metafore grossolane, espone dei dialoghi il cui tentato sottotesto emerge con dilettantismo imbrazzante; quando poi prova ad essere storia, a recuperare i fili, scarsi ed esili di una supposta trama, appare quasi grottesco (involontariamente beninteso) e dove, a volte, ci è parso di riscontrare il tentativo, invero assai penoso, di emulare quella rivelazione di verità improvvisa oltre le convenzionali forme che i Cohen con tanta intelligenza e sensibilità riescono a mettere in scena. Lo confessiamo, siamo un po’ inc… perchè qui al semplice, al debole (cioè allo spettatore che paga il biglietto ed è, per sua natura, come bene osservò Pasolini, sempre una “vittima”) vengono fatte passare lucciole per lanterne con  buonapace di un circuito di sistema dove ognuno dice “Straordinerio” all’altro. E, questa finta qualità, questa autorialità da una botta e via, appoggiata da tutti (da quasi tutti, per fortuna alcune voci importanti di dissenso resistono) si autoalimenta in modo sinistro. Il risultato sarà, anzi già è, l’encefalogramma a riga lunga; diranno che il paziente nondimeno è vivo, è ben vivo, e che se tu non lo vedi vivo è un tuo problema. Diranno, anzi già dicono, che è volterrianamente la Migliore delle Vite possibili!

Io e Pudovkin siamo usciti con la coda tra le gambe. Per l’ennesima volta poco rispettati come spettatori. Aridatece Banfi e le docce! Almeno era una botta via che ti rilassava per qualche ora.

Ascirivicerci alla prossima. (alieni scusateci)

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